La Slovenia nega ai propri cittadini la piena libertà di religione come diritto umano: questa la dichiarazione che mons. Franc Rodé, arcivescovo di Ljubljana e presidente della conferenza episcopale slovena, ha rilasciato nel corso del simposio internazionale sulla lezione di religione svoltosi a Celje, in Slovenia dal 5 al 9 novembre, nel quadro delle iniziative della giornata dei cattolici mitteleuropei (Mekt). Secondo l’arcivescovo, “con la netta separazione tra Chiesa e Stato” realizzata dalla costituzione slovena, il Cristianesimo è stato ridotto alla sfera privata ed “escluso dal processo formativo ed educativo”. La Slovenia è l’unico Paese post-comunista in cui non esiste la lezione di religione, un fatto che secondo mons. Rodé esprime “un concetto negativo di religione, non ancora superato, ed ereditato dai tempi del comunismo”. Riuniti il 10 novembre in Assemblea plenaria, i vescovi sloveni hanno espresso il desiderio che il catechismo, attualmente insegnato nelle parrocchie, diventi una delle ‘materie’ a scelta nella scuola pubblica. Nella stessa assemblea, è stato affrontato il problema della ratifica dell’Accordo tra Santa sede e Repubblica di Slovenia, ancora all’esame della Corte Costituzionale. “In Slovenia – hanno sottolineato i vescovi – l’atteggiamento dello Stato verso la Chiesa cattolica è meno favorevole che nei Paesi vicini come Croazia e Ungheria”.