“Ero forestiero e mi avete ospitato”. In occasione della Giornata dei popoli che si è celebrata domenica 9 novembre con questo tema, i vescovi svizzeri hanno trattato in un messaggio diffuso per l’occasione il problema dei “sans-papiers”. Il vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, mons. Bernard Genoud, ha ricordato le diverse tappe dell’occupazione degli spazi parrocchiali di San Paul a Friburgo ed ha sottolineato che i “sans papiers” hanno innanzitutto il “diritto di essere trattati come persone”. I vescovi chiedono di distinguere bene le varie categorie dei “sans-papiers”: da un lato ci sono coloro che vivono regolarmente in Svizzera, ma che per vari motivi si trovano in situazione di illegalità; dall’altro, coloro che non hanno mai ricevuto un permesso di dimora; c’è anche chi ha violato gravemente la legge; e infine i richiedenti l’asilo. Per risolvere la situazione, i vescovi propongono alcuni criteri: durata del permesso di dimora, impiego senza interruzione e disponibilità del datore di lavoro a mantenere il contratto di lavoro; nessun’implicazione giudiziaria; presenza di minori nel caso di famiglie, perché “non si possono punire i bambini a causa della situazione illegale dei genitori”. I vescovi chiedono infine “la revisione del nostro atteggiamento verso lo straniero” ed un impegno ad “accorciare i tempi di procedura”. “Inoltre aggiungono è inaccettabile l’attuale ipocrisia di certi impresari che sfruttano la gente che si trova in situazioni d’illegalità, privandola delle assicurazioni sociali e di una giusta retribuzione”.