chiesa e denaro" "
Si apre oggi la 78ª Settimana sociale dei cattolici francesi” “” “
Tra “Dio e mammona” chi scegliere? La Chiesa francese affronta in questi giorni un tema che per i cristiani, ma anche nella società in generale, è quasi un “tabù”: il denaro. Se ne parlerà a Parigi dal 14 al 16 novembre durante la 78ª Settimana sociale dei cattolici francesi. Tra i relatori, Robert Rochefort , direttore generale del Credoc (Centro di ricerca per lo studio e l’osservazione delle condizioni di vita) e vice-presidente delle Settimane sociali di Francia, al quale abbiamo rivolto alcune domande. L’uomo occidentale e il denaro: un rapporto non semplice… “Il rapporto con il denaro è spesso ambiguo. I francesi, ad esempio, non dicono facilmente quanto guadagnano, si sentono a disagio. Negli Usa è lo stesso, però quando guadagnano molto sono fieri di mostrarlo, in Francia invece ci si vergogna un pò. Ma qualcosa è cambiato negli ultimi venti o trent’anni. Da un lato c’è un miglioramento positivo, nel senso che non viene più valorizzato l’accumulo di denaro, la capitalizzazione. Infatti l’avarizia, nella Francia del XIX secolo, era abbastanza diffusa. Oggi non è più cosi: il denaro va fatto circolare. L’aspetto negativo è che il denaro è sempre più al servizio della realizzazione individuale delle persone. Non è più automatico considerare il denaro come mezzo di condivisione. In teoria si vorrebbe una società in cui si condivide ma si considera questa possibilità come un’utopia. C’è però una differenza tra i cattolici praticanti (secondo i quali la condivisione è importante) è l’insieme della società, secondo cui è qualcosa di utopico, di positivo, ma non ci si crede più di tanto”. Tra povertà e ricchezza il cristiano deve scegliere? “Bisogna riconoscersi poveri e cercare di fare in modo che ci si possa arricchire. Ma non si può rispondere alla questione di fede se non si trova il senso nella realtà di questo mondo. Quando il Vangelo dice che sarà difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli, si fa riferimento a qualcosa che non riguarda la società di oggi ma il regno dei cieli. La nostra società è estremamente paradossale e contradditoria rispetto all’uso e al possesso di denaro. Anche i non cristiani chiedono di non ridurre tutto al denaro, sanno che la ricchezza non conduce alla felicità”. La consapevolezza degli squilibri tra Nord e Sud del mondo potranno portare ad un cambiamento dei nostri stili di vita consumistici? “Per il momento in Francia ciò che frena un po’ il cambiamento è la sensazione che gli scambi, le transazioni con i Paesi del Sud e del resto del mondo siano sottomessi alla corruzione, all’inefficacia, provocando un grande disfattismo di fronte a procedimenti collettivi che non si rivelano efficaci. Questo può essere un modo facile per scaricarsi dalla responsabilità dicendo che le istituzioni non fanno bene il loro lavoro. Ma questo non è giusto, bisogna cambiare qualcosa nelle nostre vite”. Allora quali auspici da questo incontro? “Vorrei che si potesse dire: si può fare un buon uso del denaro ma solo se si ha un bagaglio etico previo, anche in relazione al senso che si vuole dare alla propria vita. Altrimenti diventa sempre più difficile un uso responsabile e ragionevole del denaro. E poi vorrei che si dicesse che, in fondo, il nostro rapporto con il denaro sarà sempre ambiguo ed è proprio nell’ambiguità di questo rapporto che si gioca la nostra libertà. Ossia sul fatto che tutti i giorni abbiamo delle scelte da fare. A parte i monaci o le persone che hanno scelto la povertà come stile di vita e forse è proprio per questo che si trovano in una posizione profetica nella società – la questione del denaro si pone tutti i giorni. In quanto cristiani, siamo invitati a percorrere tutti i giorni dei cammini di conversione”.