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Uno "spazio da abitare con fierezza"” “

“Uno spazio da abitare con umiltà e fierezza e in un clima di autentico dialogo” senza “dimenticare che per rimanere fedele alla propria vocazione, deve andare oltre i suoi confini e diventare vera protagonista nel mondo, con un’attenzione particolare ai Paesi ‘dimenticati'”. È questa l’Europa che pensa il popolo croato nelle parole del card. Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria e vicepresidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), intervenuto al dibattito su “Radici culturali e identità europea” che si è svolto nei giorni scorsi a Roma. Un’Europa in cui i cristiani sono impegnati sulle “grandi questioni della civiltà e della nuova cittadinanza europea, la vita dell’uomo in rapporto alle diverse biotecnologie, i modelli dello sviluppo economico, le forme dell’azione politica, gli assetti della convivenza sociale, l’unità, l’identità e il pluralismo in una società sempre più multiculturale”. Testimone diretto dell'”esperienza dell’Oriente europeo dove nell’ultimo secolo il vuoto di identità e di spessore culturale, l’evanescenza simbolica e lo sfilacciamento degli stili di vita, l’incertezza etica e l’involuzione pragmatica sono diventati luogo di facile preda per i ‘pensieri forti’, anzi prepotenti, dei totalitarismi oppressivi”, il card. Bozanic ha affermato che “quanto accaduto in questi Paesi rischia di verificarsi di nuovo se, prescindendo da un serio radicamento nei valori della dignità della persona umana e dei diritti della coscienza, l’Europa venisse costruita sulle sabbie mobili di una mera concezione economico-mercantilistica”. “Un’Europa senza radici – ha spiegato – è una casa anonima e spoglia; un opaco dormitorio e non una dimora viva di persone libere e responsabili e la sola ‘Europa dei mercati e dei mercanti’, guidata dai puri criteri di un liberismo anonimo, prepara la via all’involuzione autoritaria dello Stato etico”. Un’Europa che “i cristiani non possono né vogliono accettare”. Essi, ha concluso l’arcivescovo di Zagabria, “vogliono continuare ad avere una visione positiva dell’Europa, coerente con la storia che l’ha resa grande nei secoli”.