chiese europee" "
“C’è il rischio che una legge venga percepita dagli uni e dagli altri come una discriminazione. Si educhi invece al rispetto delle persone e dei segni religiosi, a condizione che questo non sia ostentatorio, discriminatorio e contro una fraternità da costruire”. Questo il parere di Pierre Debergé, sacerdote e decano della facoltà di teologia dell’Istituto cattolico di Toulouse, a proposito del dibattito in corso in questi giorni in Francia sulla possibilità di varare una legge che impedisca l’uso dei segni religiosi nelle scuole ( cfr. pag.1). “Fare una legge vuol dire non avere fiducia nella capacità delle persone e della scuola di permettere un’educazione alla comprensione e all’accettazione delle differenze”, precisa Debergé. Anche Michel Camdessus, presidente delle Settimane sociali di Francia, non è d’accordo su una possibile legge. “Facciamo attenzione a che la nostra Costituzione, che garantisce così tanto la laicità – osserva -, non ci conduca a cancellare diritti fondamentali”. Di parere diverso è René-Samuel Sirat, già rabbino capo di Francia, che si dice favorevole ad un progetto di legge, a patto che sia “accompagnato da una grande attenzione pedagogica, poiché su un argomento così delicato accontentarsi di una interdizione e di un divieto rischia di creare incomprensioni tali da condurre ad una rivolta”. L’ideale, aggiunge, “sarebbe di portare i bambini a decidere da soli che questi segni non vanno portati a scuola”.