diritti umani" "

L’altro olocausto” “

Per non dimenticare i martiri dei gulag” “” “

L’associazione Fiducia e i Comitati per le libertà – il movimento internazionale presieduto da Vladimir Bukovskij, esponente di spicco della dissidenza antisovietica – hanno promosso con un convegno internazionale a Roma l’ufficializzazione di una giornata della memoria per “l’altro olocausto”, quello del comunismo. La data simbolo è il 7 novembre, l’inizio della rivoluzione bolscevica d’ottobre (secondo il calendario ortodosso) ma anche la data di istituzione, su ordine di Lenin, dei primi gulag. L’iniziativa si chiama appunto “Memento gulag” e ha, nell’intenzione dei promotori, il compito di fare memoria, ogni anno in questa data, di 82 milioni di vittime dei campi di concentramento e sterminio sovietici. “C’è una sproporzione di memoria tra i due genocidi del ‘900 – dice Vittorio Strada , docente di lingua e letteratura russa e membro fondatore dei Comitati per le libertà. Il rischio è di atrofizzare la coscienza. Commemorare le vittime del gulag, oltre a quelle della Shoà, vuol dire rispettare la verità storica e formare una coscienza civile, specie tra i giovani”. Albania. “Sono stato condannato a morte – racconta Pjeter Arbnori, primo presidente del Parlamento albanese, esponente dell’opposizione cattolica in Albania durante il regime comunista – per aver creato un partito democratico d’opposizione, poi la sentenza è stata commutata in 28 anni di carcere. Ero un insegnante di letteratura. Ho patito torture e umiliazioni. Ho conosciuto molti sacerdoti cattolici nelle prigioni comuniste. Nessuno, nonostante le sevizie, ha mai negato la fede. Sono stati esempi per tutti. Il partito metteva armi nelle Chiese e accusava i sacerdoti di organizzare la resistenza. Inscenavano la trovata delle armi e fotografavano i frati francescani accanto ai fucili”. Scarcerato nel 1989, Arbnori partecipa alla prima manifestazione anticomunista del 14 gennaio 1990 a Shkodra, in cui viene rovesciato il busto di Stalin. Ucraina. “La comunità ucraina ricorda quest’anno il 70° anniversario del ‘Holodomor’ – ricorda Boris Hudyma, ambasciatore dell’Ucraina in Italia – una vera e propria catastrofe subita dal popolo ucraino quando, per la prima volta nella storia dell’umanità, la confisca dei generi alimentari è stata consapevolmente utilizzata dallo Stato a fini politici come arma di distruzione di massa della propria popolazione”. Nel lessico della lingua ucraina nasce un nuovo vocabolo, “Holodomor” appunto, ad indicare uno “sterminio di massa per fame” in seguito a carestia artificiale e pianificata. “La carestia del 1932/1933 – prosegue Hudyma – venne causata da fattori politici con l’obiettivo di sterminare il folto ceto dei contadini-imprenditori ucraini agiati e indipendenti dallo Stato. Non fu un fenomeno fisiologico, ma una forma di terrore politico. Intere generazioni di contadini sono state eliminate mentre le scorte di frumento e di altri generi alimentari venivano portati verso i centri industriali dell’Urss”. Gli storici dissentono sul numero esatto delle vittime. “La cifra più probabile – conclude Hudyma – dei morti per inedia, epidemie, cannibalismo, suicidi supera i 7 milioni”. Cuba. “Sono stato nelle prigioni di Fidel Castro per 23 anni subendo le torture fisiche e psicologiche della rieducazione socialista”. È la testimonianza di Armando Valladares, nato a Cuba nel 1937 e imprigionato nel 1959 per aver proclamato l’incompatibilità del regime marxista di Castro con la fede cristiana. Diventato famoso per le poesie scritte in carcere, viene liberato nel 1982 dietro pressioni internazionali. Nel 1987 Reagan lo nomina ambasciatore statunitense per i diritti umani presso l’Onu. “Molti – prosegue Valladares – non credono ancora agli orrori del comunismo, ma il mondo non deve dimenticare perché i gulag non si ripetano mai più”. Insieme ad altri scampati dalle carceri di Castro, Valladares promuove la campagna di adozione simbolica dei prigionieri politici cubani “per richiedere la loro liberazione”. Ad oggi sono noti 364 dossier di persone in carcere, “insegnanti, giornalisti, medici, contadini”.