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La 78ª Settimana sociale dei cattolici di Francia” “” “
Riscoprire il senso del dono e della condivisione e operare ogni giorno delle scelte personali di responsabilità nell’uso del denaro. È questa la sintesi che emerge dalla tre giorni di lavoro che ha riunito a Parigi (dal 14 al 16 novembre) oltre 2.500 cattolici francesi per la 78ª Settimana sociale dei cattolici di Francia sul tema “Il denaro”. Un confronto che ha visto gli interventi di 32 esperti tra imprenditori, politici, economisti, sociologi, teologi, filosofi e testimoni. Anche il cardinale Angelo Sodano , Segretario di Stato della Santa Sede, ha inviato a nome del Papa un messaggio ai convegnisti, rallegrandosi per “aver preso l’iniziativa di affrontare in verità e con lucidità un tale problema”, e invitando ad inserire “un supplemento d’umanità” nell’economia. “I francesi ha osservato nelle conclusioni Michel Camdessus , presidente delle Settimane sociali – si dichiarano molto generosi nei sondaggi ma poi non lo sono nella pratica”. Camdessus ha quindi chiesto “uno sforzo di discernimento e un cammino di conversione nella pratica quotidiana del denaro e della condivisione in famiglia, nell’impresa, come cittadini, consumatori e investitori”. Questo a partire dalla “remunerazione dei dirigenti”, su cui è stata fatta anche un’autocritica: “È tempo di sottomettere questi stipendi a qualche forma di disciplina”. Nell’incontro è stato rinnovato l’impegno “a camminare con i poveri, per stabilire con loro un partenariato che duri nel tempo”. Questo va applicato anche ai rapporti con i Paesi poveri, soprattutto in vista dell’allargamento europeo, perché “la nostra responsabilità ha precisato Camdessus – e il nostro dovere di solidarietà cambierà nella misura in cui la nuova Unione diventerà la prima potenza commerciale mondiale”. Il prossimo appuntamento – per celebrare i 100 anni delle Settimane sociali – sarà infatti in chiave europea: dal 23 al 26 settembre 2004 a Lille, con migliaia di partecipanti da tutta Europa. Ecco alcuni spunti emersi. Un rapporto “ambiguo” e “contraddittorio”. Il 78% dei francesi pensa che il denaro occupi un posto troppo importante nella società, ma rispetto al proprio rapporto con il denaro il 62% degli intervistati si definisce “previdente”, il 53% “risparmiatore”, il 41% “generoso”. Sono alcuni dei dati emersi da un sondaggio preparatorio. Le Settimane sociali sono nate all’inizio del XX secolo per far riflettere i cristiani su problemi di attualità sociale. Punto di partenza dell’edizione di quest’anno è stata un’analisi del rapporto personale e sociale con il denaro, condotta da Robert Rochefort, vice-presidente delle Settimane sociali di Francia: “Oggi non ci si vergogna più di dire che si può vivere bene e realizzare i propri progetti grazie al denaro – ha osservato -. Ma attenzione: un sondaggio tra i giovani mostra che per loro la remunerazione è il primo principio di scelta della vita professionale”. Secondo Rochefort il rapporto con denaro risulta spesso “ambiguo” e “alla ricerca di eterne giustificazioni”, rischiando a volte di cadere in contraddizione “quando si contesta ai giovani di non pagare il biglietto del metrò poi magari si evadono le tasse o si assumono lavoratori in nero”. Rimettere la finanza al proprio posto. Dopo aver ripercorso la storia del denaro, Jean Boissonnat, già presidente delle Settimane sociali, ha osservato che “ogni sistema ha bisogno di legittimità morale, altrimenti la legalità dello stesso viene messa in discussione. All’interno del capitalismo – ha affermato – bisogna quindi introdurre delle azioni di giustizia e norme sociali e morali che lo facciano evolvere, pur rimanendo periferiche”. Paul Dembinski, direttore dell’Osservatorio della finanza di Ginevra, ha riconosciuto che “bisogna rimettere la finanza al proprio posto, cioè renderla di nuovo un’attività a servizio dell’uomo, altrimenti qualsiasi sistema non potrà sopravvivere”. La violenza del denaro. Di fronte alla violenza del denaro che provoca nel mondo conflitti, barbarie e disastri ecologici, come illustrato dal filosofo Patrick Viveret, “oggi la specie umana si trova ad affrontare la sfida storica di fare un salto qualitativo per crescere in umanità”. Nella pratica di tutti i giorni, ha osservato Etienne Perrot, economista, “niente cambierà se non cambiamo prima noi, accettando di impegnarci a breve termine, in iniziative con obiettivi realizzabili”. Dello stesso parere Chico Whitaker, membro della Commissione brasiliana giustizia e pace, in quei giorni a Parigi per partecipare al Forum sociale europeo: “Bisogna rinnovare il modo di fare politica facendo diventare la società civile un attore capace di essere ascoltato”. Il “giusto equilibrio” dei cattolici. “Né poveri, né ricchi, ma trovare ogni giorno un giusto equilibrio”. Questo l’ideale della Bibbia e il consiglio per i cattolici da parte di Pierre Debergé, sacerdote e decano della facoltà di teologia dell’Istituto cattolico di Toulouse. “Il denaro e le ricchezze materiali non sono in sé negative ha spiegato ma sono il segno che Dio ci ama. Ma quando si mette Dio al primo posto, riconoscendo che la vita non ci appartiene ma ci è stata donata, il denaro ridiventa ciò che è, ossia uno strumento”. In questo senso le ricchezze, “in sé naturalmente buone, diventano una prova, perché ci raggiungono nella nostra fragilità e nella nostra capacità di essere onesti. Alla libertà di ciascuno è rinviata la prova del discernimento e della responsabilità”. Il denaro e la Chiesa. Questi principi applicati alla Chiesa-istituzione richiedono secondo Debergé – un invito ad una “maggiore trasparenza nel modo in cui si gestisce il denaro e ad un supplemento di verità”. In un dibattito aperto su questo tema, Olivier Lebel, segretario aggiunto della Conferenza episcopale francese, ha elencato alcuni “ostacoli alla trasparenza”: “la complessità della struttura; la paura della spoliazione, come avvenuto in passato”. In Francia, su 40 milioni di francesi che si dicono cattolici, solo 5 milioni donano regolarmente per mantenere in vita 10.000 parrocchie in un centinaio di diocesi, 20.000 preti, 1.600 laici, 3.000 laici stipendiati. L’insieme delle offerte consiste in 450.000.000 euro, più 50.000.000 euro e altri 30.000.000 euro all’incirca che derivano da altre iniziative e dagli investimenti finanziari e immobiliari. “Abbiamo bisogno delle offerte per vivere – ha affermato Lebel -. La trasparenza ci porta a non avere più paura di chiedere, di nascondere e di condividere”. Nell’ebraismo e nell’islam. Nella religione ebraica il denaro non è un problema, ha spiegato René-Samuel Sirat, già rabbino capo di Francia. A suo avviso “bisogna superare questa specie di dicotomia tra Dio e mammona, perché Dio ci dona i mezzi per compiere le opere che ci indica, ad esempio la carità. Ci dà cioè la possibilità di portare a termine la giustizia avendo a disposizione il denaro”. Anche nell’islam non esiste affatto il tabù del denaro, come ha rilevato Myra Daridan, membro della sezione del Consiglio economico e sociale: “Non è una vergogna essere ricchi e non è una vergogna essere poveri. C’è una sorta di fiducia, se si è ricchi o se si è poveri ci si affida in ogni caso a Dio, sperando che sistemerà tutto. Questo presenta aspetti positivi e negativi. L’aspetto negativo è che in alcuni Paesi musulmani ci sono molto disuguaglianze sociali. La povertà non è mai scelta. Si accetta la povertà e si accetta che ci siano dei ricchi a fianco”. Tre esperienze di condivisione e solidarietà. “Con la disoccupazione si comincia a perdere il proprio futuro e anche il proprio passato”. È un racconto emozionato e accorato quello di Charles Merivaux, che dopo sei anni di disoccupazione e privazioni materiali, è diventato animatore dei gruppi di solidarietà tra persone che hanno perso il lavoro. È l’associazione “Solidarité nouvelle face au chômage” fondata da Jean-Baptiste de Foucauld: “In chi perde il lavoro c’è una sofferenza forte e un bisogno di parole ha spiegato -. Attraverso il confronto e l’aiuto da parte di chi ha conosciuto le stesse difficoltà si riescono a trovare delle vie d’uscita”. Mira a riconciliare il sociale ed economico attraverso dei progetti di microcredito anche l’Adie, l’Associazione per il diritto all’iniziativa economica diretta da Maria Nowak. “Gli esclusi hanno le tasche vuote e la testa piena di idee. Ma la loro forza lavoro e lo spirito d’impresa sono rese sterili dalla difficoltà di accesso ai capitali”. Nel mondo 3 miliardi di persone, infatti, non hanno accesso ai servizi finanziari. A questo problema viene incontro la microfinanza, che concede piccoli prestiti per avviare attività economiche: nel mondo sono 55 milioni i beneficiari di microcredito. L’Adie dall”88 ha favorito la nascita di 20.000 imprese. A dare speranze sulla possibilità che le grandi imprese si aprano alla responsabilità sociale e ambientale è stata invece Nicole Notat, presidente di un’associazione che si occupa della valutazione dei comportamenti delle aziende: “Rendere conto delle loro pratiche è un modo per mettere alla prova la credibilità”.