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Costituzione europea allo scatto finale” “” “
I lavori della Conferenza intergovernativa, inaugurata il 4 ottobre scorso a Roma, dovrebbero varare il testo in tempo utile per la firma del nuovo Trattato fondativo prima delle elezioni del Parlamento di Strasburgo del giugno prossimo. Tenuto conto del fatto che per predisporre il documento nelle diverse lingue dell’Unione occorreranno non meno di due mesi, i lavori della Cig potrebbero slittare al più tardi al mese di febbraio. Ma per quella data i “giochi” saranno chiusi? Intanto la decisione dell’Ecofin di evitare procedure e sanzioni contro Francia e Germania per l’eccessivo disavanzo pubblico rischia di compromettere il lavoro sino ad oggi svolto. Voci dai quattro angoli d’Europa. Il “conclave” dei ministri degli Esteri Ue in programma venerdì 28 e sabato 29 novembre a Napoli dovrebbe fugare molti dubbi anche grazie a un documento di lavoro annunciato dalla presidenza di turno dell’Unione. Elmar Brok e Klaus Hänsch, rappresentanti del Parlamento europeo alla Conferenza intergovernativa, hanno espresso l’avviso che la proposta di compromesso sul trattato costituzionale presentato dalla presidenza italiana “appare, a una prima lettura, equilibrato e molto simile al testo adottato dalla Convenzione europea. La presidenza ha mantenuto la sua parola rispettando il principio secondo cui il consenso ottenuto dalla Convenzione può essere sostituito unicamente da un altro consenso”. Due le questioni in primo piano: i “simboli” dell’Unione e il potere di bilancio. I simboli e il potere di bilancio. Rispetto alla prima, la richiesta è precisa: “L’obiettivo della leggibilità, per il cittadino, del testo della Costituzione ne impone l’inserimento nella parte prima”, così come auspicato dalla Convenzione. Da questo punto di vista non dovrebbero esserci problemi: la bandiera blu con il cerchio di dodici stelle, l’Inno alla gioia e magari l’indicazione dell’euro e del 9 maggio (giorno della Dichiarazione Schuman, atto primo della storia comunitaria) come festa europea dovrebbero trovare posto nei primi articoli della carta. Le disposizioni finanziarie e i poteri di bilancio sono invece il secondo tema sollevato da Brok e Hänsch, soprattutto alla luce del tentativo dell’Ecofin di sottrarre competenze all’Assemblea in tale settore. Questa ipotesi metterebbe “gravemente in discussione i tradizionali poteri di bilancio del Parlamento”, rendendo “priva di senso qualsiasi logica di concertazione tra i due rami dell’autorità di bilancio”, il Consiglio e il Parlamento stesso. In tal caso i due politici tedeschi preannunciano battaglia e il possibile “no” di Strasburgo all’intero Trattato costituzionale. Radici cristiane, ruolo della cultura. Mary McAleese, presidente dell’Irlanda – nel prossimo semestre sarà il suo Paese ad avere le redini dell’Unione – è intervenuta all’ultima sessione del Parlamento e, soffermandosi sulla questione delle “radici cristiane” dell’Europa, ha annunciato il suo “impegno per un loro riconoscimento esplicito nel testo nella Costituzione”. Sul rischio del fallimento della Cig è intervenuto invece nei giorni scorsi il ministro degli Esteri tedesco, Joschka Fischer. “A Nizza – ha spiegato l’esponente del governo di Berlino – ci eravamo riuniti per preparare le istituzioni all’allargamento dell’Unione. Ma abbiamo fallito. Ed è per questo che si è proceduto ad istituire la Convenzione”. Fischer ha quindi indicato la strada della fedeltà al testo della Convenzione per chiudere per tempo e con successo la Cig. La commissaria alla cultura, Viviane Reding, lussemburghese, ha spiegato che “il posto dell’educazione e della cultura nel progetto di Trattato emerso dai lavori della Convenzione è confermato” e si è detta soddisfatta del “carattere essenziale e decisivo riconosciuto alle diversità culturali e allo sport nella costruzione dell’identità dell’Europa di domani”.