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I primi germogli di una Chiesa” “

Sette parrocchie, una ventina di preti, qualche comunità di suore e 8.200 fedeli” “” “

Cinque milioni di abitanti su un territorio grande come quello dell’Italia, dei quali l’89% di religione evangelica luterana, l’1% russi ortodossi, il 9% non dichiarati e il restante 1% che raccoglie le “altre religioni”, tra cui la cattolica: è questa la “fotografia” religiosa della Finlandia, il Paese scandinavo più a Oriente, che confina con la Russia alla quale storicamente è sempre stato legato. Dopo il dominio svedese, che è durato dal 12° al 19° secolo, dal 1809 al 1917 il Paese è stato parte dell’impero zarista, conquistandosi l’indipendenza nell’anno della “rivoluzione d’ottobre”. Il primo annuncio del Vangelo avvenne nel 1100, ma il cristianesimo non mise radici profonde. Con la Riforma, poi, il cattolicesimo di fatto scomparve, riaffacciandosi nella seconda metà dell’ottocento. Fu in quegli anni che a Helsinki si costruì la cattedrale. Una comunità, comunque sia, minoritaria, legata alla presenza dell’esercito polacco che aveva il permesso di avere un cappellano militare cattolico. Da allora la Chiesa finlandese ha fatto piccoli passi in avanti, sostenuta da Propaganda Fide, dagli aiuti economici e religiosi provenienti soprattutto dalla Chiesa tedesca e ultimamente da quella polacca, che ha donato il vescovo di Helsinki, mons. Josef Wrobel , dehoniano. “La nostra è una piccola Chiesa nazionale – spiega mons. Wrobel – con sette parrocchie, una ventina di preti e 8200 fedeli registrati, dei quali buona parte sono immigrati da numerose comunità nazionali”. Fedeli di 35 lingue diverse. Le parrocchie finlandesi sono enormi come estensione territoriale. “Sono stato parroco per dodici anni a Tampere – racconta don Peter Gebara – e da dieci mesi sono stato trasferito a Turku. La precedente parrocchia aveva 700 fedeli, nella nuova sono 1200, in entrambi i casi distribuiti su un territorio molto vasto, da vera ‘diaspora’. Per dare un’idea delle distanze, a Tampere facevo anche viaggi di 500 km per incontrare gruppi di fedeli, ora ne percorro ‘solo’ 250. In compenso non è cambiata la composizione etno-linguistica: incontro fedeli di 60 nazioni diverse con 35 differenti lingue. Un bel rebus per l’annuncio, visto che il finlandese è una lingua difficile da imparare”. La sfida delle vocazioni. Una Chiesa così giovane e povera di clero non potrebbe vivere se non disponesse del supporto delle vocazioni religiose. “Per fortuna abbiamo un certo numero di micro-comunità di suore – dice l’italiano don Marino Trevisini, da 17 anni in Finlandia prima come parroco a Oulu, la parrocchia che comprende oltre metà Paese nel nord fino al circolo polare, e ora parroco nella capitale Helsinki. Tra le altre, ci sono 5 Carmelitane contemplative, 2 suore Brigidine, le Ursuline che si occupano dell’infanzia, 4 suore di Madre Teresa di Calcutta che lavorano coi poveri e gli anziani abbandonati. L’Opus Dei ha avviato 3 comunità, 2 femminili e 1 maschile, impegnate in particolare per l’università. A Tampere è stato aperto 1 ‘focolare’ di Chiara Lubich. Insomma, la Chiesa finlandese mostra i primi germogli”. La sfida più rilevante del futuro sarà quella delle vocazioni, in quanto solo 2 dei preti in servizio sono finlandesi. “Da qualche tempo è stato aperto 1 piccolo seminario vicino al Cammino Neocatecumenale – aggiunge don Cristiano Magagna, anche lui italiano e vicerettore – dove però i 10 seminaristi presenti sono tutti stranieri”. Intanto, si procede col dialogo ecumenico. “Negli ultimi anni è cresciuta la fiducia e il rispetto reciproco – sottolinea don Trevisini – e sono frequenti le celebrazioni cittadine della Parola, a cui intervengono i pastori e i fedeli delle 3 confessioni cristiane”.