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Il 12/13 dicembre si chiude la Conferenza intergovernativa” “” “
Il 12 e 13 dicembre si terrà a Bruxelles il vertice dei Capi di Stato e di Governo, che segna la fine dei lavori della Conferenza intergovernativa. In quella data i cittadini europei sapranno se l’Unione è in grado di darsi una Costituzione prima dell’allargamento da 15 a 25 membri, già fissato per il 1° maggio 2004. Joseph Weiler , docente di diritto internazionale e dell’Unione europea alla New York University School of Law e al Collège d’Europe di Bruges, intervenuto nei giorni scorsi a Roma a un incontro cui ha preso parte anche il vicepresidente della Convenzione europea, Giuliano Amato, ribadisce che “un riferimento a Dio o al cristianesimo” nel preambolo della Costituzione europea “è non soltanto costituzionalmente accettabile, ma indispensabile” perché tale documento “deve riflettere gli assetti costituzionali europei nella loro unità e nella loro diversità”. Riferendosi al mancato richiamo alle radici cristiane nella bozza di Trattato presentata dalla Convenzione lo scorso 19 giugno a Salonicco, Weiler avverte: “non si può escludere la scelta di Paesi che rappresentano più della metà della popolazione europea e che hanno dato spazio alle radici cristiane nei rispettivi preamboli. Se gli articoli delle Costituzioni nazionali esprimono norme di diritto positivo, i preamboli hanno la funzione di esprimere i valori cui quello stesso diritto si ispira, oltre alla simbologia nella quale si riconosce la comunità civile” e “ne dichiarano, in qualche modo, identità e speranze”. Lo scandalo della voce assente. Weiler, che si autodefinisce “ebreo praticante”, constata che nel dibattito sull’integrazione del continente “l’Europa sta vivendo una fase di negazione – è in denial direbbero gli psicologi – della propria identità cristiana”, una “negazione preoccupante poiché esprime una tendenza più ampia presente nella costruzione da parte dell’Ue del proprio ethos pubblico: evitare ciò che è difficile in favore di una retorica semplificatrice”. Un vero e proprio “scandalo della voce assente”, prosegue, che dovrebbe impensierire “sia i credenti sia i laici” perché “tale assenza impoverisce tutti”. E la colpa di ciò non è attribuibile solo “a un concetto laico di rapporti tra Chiesa e Stato”: “si tratta in gran parte di un silenzio autoimposto”. “Mi sembra – aggiunge – che molti studiosi cattolici abbiano confuso la disciplina pubblica della democrazia costituzionale con una disciplina privata del silenzio religioso nella sfera pubblica”. Un fatto che stona di fronte alla “profondità del magistero sociale di Giovanni Paolo II: testi come Ecclesia in Europa, Redemptoris Missio e Centesimus Annus sono ricchi di spunti e meriterebbero di essere proposti all’attenzione del dibattito”. Un'”Europa cristiana”. “Oggi – conclude Weiler – dobbiamo guardare al futuro. Siamo maturi per un”Europa cristiana’ che non è un’Europa esclusivista o necessariamente confessionale. E’ un’Europa che rispetta ugualmente in modo pieno e completo tutti i suoi cittadini: credenti e laici, cristiani e non cristiani. È un’Europa che, pur celebrando l’eredità dell’illuminismo umanistico, non ha paura né imbarazzo a riconoscere il cristianesimo come uno degli elementi centrali nell’evoluzione della propria civiltà”, un dato storico incontrovertibile di fronte al quale “anche gli ebrei europei non si devono sentire meno europei” perché è “innegabile nella loro ‘europeità’ un importante sostrato culturale cristiano”. Ripercorrendo i lavori della Convenzione, Giuliano Amato ha affermato che il testo presentato a Salonicco “rappresenta un cambiamento importante rispetto alle bozze di Costituzione precedenti”, in particolare “per aver inserito nella Carta, elevandolo dunque a norma costituzionale, il contenuto della cosiddetta dichiarazione annessa al trattato di Amsterdam sul rispetto da parte dell’Unione dello statuto giuridico delle Chiese, così come stabilito nei diversi Paesi membri”. Grave invece, ad avviso del giurista, l’aver equiparato le organizzazioni filosofiche, “che nulla hanno a che fare con il trascendente”, alle associazioni religiose.