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Nonostante tutto” “

La decisione assunta il 25 novembre dall’Ecofin, i ministri economici e finanziari dell’Unione, che evita procedure e sanzioni contro Francia e Germania per l’eccessivo disavanzo pubblico, continua a porre interrogativi e perplessità sulla tenuta del “patto di stabilità” e preoccupa per le ripercussioni che potrebbe avere sui lavori della Conferenza intergovernativa che si chiuderanno il 12/13 dicembre. La mossa dei ministri, che ha suscitato la reazione della Commissione di Bruxelles e le proteste dei paesi Stati membri più ‘virtuosi’ sotto il profilo del controllo dei bilanci statali, se si spiega da un punto di vista politico – Francia e Germania sono i due giganti, assieme alla Gran Bretagna, dell’economia continentale – da un punto di vista giuridico evidenzia una forzatura delle misure che i Paesi dell’area-euro si sono dati al fine di proteggere la stabilità della moneta e mettere le economie al riparo da inflazione e pesanti debiti statali. Una tale decisione ha indubbiamente incrinato la credibilità della Commissione, che all’interno dell’Ue svolge il ruolo di ‘custode dei Trattati’. Con il ‘no’ all’esecutivo, come alcuni commentatori internazionali scrivono sui principali giornali europei, si offre ai ‘piccoli’ Paesi membri la possibilità di denunciare l’arroganza dei ‘grandi’. Alcuni di questi ‘piccoli’ hanno, infatti, acconsentito a rilevanti sacrifici per rispettare i famosi criteri di Maastricht ed entrare a far parte della moneta unica. Ancora più grave appare il messaggio che si è lanciato rimettendo in discussione regole che di comune accordo sono state sottoscritte dai ‘soci’ dell’Unione. Nel ribadire, da un lato, che gli accordi sono sempre e ovunque da osservare, ci si chiede dall’altro se sia stato fatto tutto il possibile per evitare una spaccatura ‘annunciata’ cercando un compromesso tra la volontà degli Stati e la giusta esigenza di mantenimento dell’impianto generale del Patto. Dopo il 25 novembre riemerge il conflitto tra interessi nazionali e orizzonti comunitari: una coincidenza negativa – e forse non casuale – con la stesura della Costituzione e alla vigilia dell’allargamento dell’Ue. Due, a questo punto, sono i problemi aperti: il Patto di stabilità ha bisogno di un qualche aggiornamento e l’Europa ha bisogno di linee politiche economico-finanziarie comuni e coerenti, soprattutto per quei Paesi che hanno deciso di mettere nelle tasche la stessa moneta. Una moneta il cui valore va oltre quello dettato dalle borse e dai mercati. Momenti di difficoltà si sono registrati spesso nella storia dell’integrazione europea e quest’ultimo episodio non deve ridurre l’impegno per il consolidamento e l’ampliamento dell’Unione.