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Fa notizia, sui principali quotidiani internazionali, la decisione dell’Ecofin di evitare procedure e sanzioni contro Francia e Germania per l’eccessivo disavanzo pubblico, che ha suscitato la reazione della Commissione di Bruxelles e le proteste dei paesi Stati membri. “Per l’Europa, crisi di credibilità”, sentenzia Thomas Fuller sull’ Herald Tribune (26/11), secondo il quale la decisione dei Ministri delle Finanze europei contiene “un’inevitabile ignominia. Per i benefici alle economie scellerate di Francia e Germania, i partner europei sono passati da una legge che la Germania già dal 1997 considerava di vincoli rigidi (…). Ora Francia e Germania sono diventati gli inerti, incapaci di tagliare le spese e di accelerare la crescita, mentre la Spagna , un tempo sospetta, è stata capace di combinare insieme i tagli di bilancio e la riduzione della disoccupazione”. Di “Europa in crisi” parla Le Monde (27/11), che nell’articolo di apertura afferma: “Sospendendo le procedure intraprese contro la Germania e la Francia, per il mancato pareggio dei loro deficit pubblici, i ministri delle finanze europei hanno aperto una crisi senza precedenti sul patto di stabilità (La nuova situazione rischia di ampliare il fossato tra gli Stati virtuosi sul piano del bilancio e i cattivi allievi; tra i grandi e i piccoli paesi, proprio nel momento in cui si stanno portando a termine le delicate negoziazioni sulla Costituzione europea concepita per 25 Stati membri”. “Parigi e Berlino piegano l’Europa ai loro bisogni”, è il titolo di prima pagina di La Croix (26/11), in cui si fa notare che “i Quindici mandano in pensione il patto di stabilità”. “Patto di stabilità. Si alzano trincee”, è l’apertura di Avvenire (27/11). “Da una parte il patto di stabilità, dall’altra la Costituzione: in mezzo l’Europa”, commenta Carlo Baroni, secondo cui la Conferenza intergovernativa di Napoli potrebbe essere “l’occasione giusta per provare a venire a capo delle troppe questioni che dividono l’Unione”. In questi giorni la stampa spagnola dà grande risalto alla posizione isolata della Spagna nell’Unione europea. Su El Periodico ( 26/11) si legge che la “Spagna rafforza il rifiuto alla nuova ripartizione di potere nell’Ue perché potrebbe pregiudicarla”. Enric Hernández scrive che “ Aznar mette in guardia l’asse franco-tedesco sul fatto che non c’è alternativa al sistema di voti che si patteggiò a Nizza” e ricorda che “Madrid e Varsavia rinforzano l’alleanza di fronte a Bruxelles e rifiutano che l’Europa emargini la Nato”. Sullo stesso giornale si spiega che “ l’Ue privilegia la diplomazia invece della guerra preventiva”. Secondo Eliseo Oliveras, corrispondente a Bruxelles del quotidiano spagnolo, “la versione definitiva della strategia di sicurezza dell’Ue si smarca dagli Stati Uniti sottolineando il carattere politico dell’azione preventiva, che non debba rimanere prigioniera di un concetto puramente militare”. Lo scrittore Luis Racionero commenta sulle pagine de La Vanguardia ( 24/11) che l’Europa è cristiana ma non solo: “Che l’Unione europea voglia configurarsi come uno stato laico mi pare ragionevole, ma negare le radici cristiane dell’Europa è così arbitrario come supporre che il cristianesimo sia l’unico elemento che la configura”. Molti i commenti tedeschi sugli attentati in Turchia. “ I terroristi hanno dimostrato di poter colpire in tutto il mondo. Ora deve essere la comunità dei Paesi civili a dimostrare di essere in grado di reagire in modo deciso a questa sfida“, si legge sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (21/11). “ La Turchia non è stata attaccata a caso“, scrive Dietrich Alexander su Die Welt (21/11). “ Perché niente sarebbe più fatale per questi fanatici di uno Stato islamico prospero, che viva in simbiosi con le libertà fondamentali definite dall’Occidente“. “ Lasciando da parte ogni disputa sull’ingresso della Turchia nell’Ue, è il momento di sostenere moralmente la Turchia“, aggiunge. Sulla Frankfurter Rundschau (21/11), Karl Große evidenzia le differenze tra religione islamica e islamismo: “ Niente avvantaggia l’islamismo quanto un’ostilità indifferenziata verso l’Islam: è proprio quel che vogliono provocare gli islamisti. […] L’indignazione giustificata nei confronti dei delitti impone con ragione delle ritorsioni. Ma se si confondesse l’Islam con gli islamisti, si raggiungerebbe lo scopo di questi ultimi “. “ Attentati come quelli di Istanbul … scuotono anche coloro che sperano in un tacito seppellimento del fondamentalismo, se non lo si provoca troppo. È un’ingenua speranza, così come la posizione” di Bush, che “ non vuol capire che la scuola di pensiero alla base al fanatismo quasi spera in una sua dura reazione”, commenta Stefan Kornelius sulla Süddeutsche Zeitung (21/11). “ Qual è allora la risposta giusta? Unità, successo politico e… durezza moderata“. Il settimanale Der Spiegel (24/11) annota: “ Anche Istanbul è un simbolo: è la metropoli economica della Turchia, laica, che appartiene alla Nato, che vuole entrare nell’Ue e che è interessata ad un rapporto disteso con l’America. Istanbul è la New York turca“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1252 N.ro relativo : 82 Data pubblicazione : 28/11/2003