In un mondo “unipolare”, è urgente “definire un nuovo ruolo per le Nazioni Unite”. È quanto scrive Kofi Annan, in un editoriale pubblicato dall’ Herald Tribune (4/12) sulla situazione internazionale. Secondo il segretario generale dell’Onu, “siamo giunti ad un momento decisivo nella storia. La grande minaccia dello scontro nucleare tra due superpotenze rivali è ormai alle nostre spalle. Ma una nuova e diversa costellazione di minacce è sorta al suo posto. Dobbiamo rivedere di nuovo la struttura delle relazioni internazionali”. L’obiettivo di fondo verso cui convergere, secondo Annan, è quello di “sviluppare un’analisi condivisa delle attuali e future minacce alla pace e alla sicurezza, per preparare una valutazione rigorosa del contributo che un’azione collettiva può fornire nell’affrontare queste minacce, e per raccomandare i cambiamenti richiesti al fine di rendere le Nazioni Unite uno strumento legittimo ed effettivo per una risposta collettiva”. “Iraq, guerra lunga”: è, invece, il titolo dell’editoriale di Bruno Frappat ( La Croix, 3/12) in cui si “fanno i conti” del dopoguerra iracheno. “Marzo-aprile: sei settimane di guerra. Maggio-novembre: sette mesi d’occupazione”, esordisce il settimanale cattolico francese, che cita un recente rapporto che stima a “più di 500 morti” l’ammontare delle perdite subite dalle forze della “coalizione”, la maggior parte di esse “intervenute dopo la ‘vittoria’ di primavera”. Sull'”evoluzione” della Commissione europea riflettono Giuliano Amato, Jean-Luc Dehane e Valéry Giscard d’Estang, che siglano la prima pagina di Le Monde (4/12) con un “bilancio” dettagliato del ruolo di tale organismo e delle sue prospettive future. “Se c’è un luogo dove la sola considerazione di cui tener conto è quella dell’identità e del bene comune europeo, è la Commissione”, affermano, esortando a “confermare” quest’ultima “nel suo ruolo di espressione dell’interesse generale europeo”. Un “no” ad antisemitismo e “islamofobia” viene da Elio Maraone ( Avvenire), secondo cui il “destino comune” dell’Europa può costruirsi solo attraverso “un dialogo sempre più fitto” tra tutte le sue componenti . “Il disastro dell’Iraq” è il titolo dell’articolo di Jose Antich, direttore del quotidiano spagnolo La Vanguardia ( 1/12), dove si legge che “forse è il momento di dire ad alta voce che questo dell’Iraq è un disastro, dove non c’è stata una guerra breve come hanno detto gli Stati Uniti, dove Saddam non è apparso e dove nessuno sa veramente se c’è una pista per trovarlo”. Antich vede la morte dei sette membri spagnoli del Centro nacional de inteligencia (Cin) in Iraq come “una scossa per l’opinione pubblica spagnola, che viveva il conflitto come una cosa lontana e con conseguenze solo nei due grandi eserciti di Stati Uniti e Regno Unito”. Accanto alla visita di Schröder in Cina, la stampa tedesca affronta anche i temi europei. Sul futuro dell’Europa, così scrive Martin Winter sulla Frankfurter Rundschau (1/12): “Se e quale futuro abbia l’Europa, non si decide a Bruxelles e neanche nel documento della Convenzione per la costituzione. Lo decidono futuri 25 proprietari dell’azienda. Coloro che vedono l’Unione come un’opera in comune, in cui il vantaggio di tutti è anche il proprio, mandano avanti l’approfondimento politico. Chi invece vede l’Ue come una minaccia alla propria sovranità nazionale, cercherà di incatenarla”. “La disputa sulle dimensioni future della Commissione Ue è stata così accesa perché i Paesi membri piccoli si sono finora sentiti discriminati. L’accusa secondo cui una grande Commissione significherebbe automaticamente una perdita di efficienza, suona falsa se esce dalla bocca di coloro che hanno abbattuto a colpi d’ascia l’autorità della Commissione. Non è importante che le autorità siano composte da 20 o 25 membri: quel che conta è che la loro autorità sia indiscussa“, osserva K.F. della Frankfurter Allgemeine Zeitung (1/12). “Quanto è morto il patto (di stabilità) ?“, si chiede il settimanale Der Spiegel (1/12). “La vittoria di Eichel (ministro delle finanze tedesco) contro la Commissione Ue nasconde notevoli rischi. È da temere che la disciplina finora efficace dei governi in materia di indebitamento non funzioni più in futuro“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1254 N.ro relativo : 84 Data pubblicazione : 05/12/2003