“Orientamenti per l’attenzione pastorale ai cattolici orientali in Spagna”, è il titolo del documento approvato a conclusione della LXXXI Assemblea plenaria che si è svolta dal 17 al 21 novembre scorso. Nel documento si legge che spetta al parroco di rito latino il compito di monitorare la presenza dei cattolici orientali nel territorio parrocchiale. Nel caso siano un “numero esiguo” , il vescovo può designare un sacerdote di rito latino alla loro cura pastorale. Se invece i cattolici di rito orientale sono molti, il Direttore del Dipartimento per l’attenzione pastorale dei cattolici orientali suggerirà al vescovo di “creare una parrocchia per tutti i fedeli cattolici orientali” e, se necessario, chiedere l’invio di un sacerdote cattolico orientale. Ma può anche accadere che “un parroco latino di una parrocchia orientale, debitamente preparato, celebri una liturgia non latina”, allora la richiesta verrà inoltrata dal vescovo diocesano alla Congregazione per le Chiese orientali. Inoltre, “i sacerdoti delle diverse Chiese sui iuris” (ossia l’esistenza su uno stesso territorio di diverse Chiese particolari distinte sulla base del rito dei fedeli, ndr), “possono concelebrare l’Eucarestia con giusto motivo e licenza del vescovo, seguendo tutte le prescrizioni dei libri liturgici del principale celebrante, distanti da ogni sincretismo. Riguardo al sacramento della penitenza “ogni fedele ha il diritto di confessarsi con chi preferisce, anche se di altro rito”. Nei matrimoni misti, invece, “la donna ha il pieno diritto di passare alla Chiesa sui iuris del marito e se viene sciolto il matrimonio, può tornare alla precedente Chiesa sui iuris. Il marito non ha diritto di passare alla Chiesa sui iuris della donna”.