RADICI CRISTIANE" "

Una presenza da ripensare” “

In un’Europa che è al momento della prova, non della divisione” “

Si sente parlare molto di radici cristiane dell’Europa e della necessità di un loro esplicito riferimento all’interno del testo del Trattato costituzionale europeo che potrebbe essere approvato il prossimo 12 e 13 dicembre dal Vertice dei capi di Stato e di Governo dell’Ue. “Tuttavia – rimarca Tadeusz Mazowiecki , già Primo ministro della Repubblica di Polonia e primo leader dell’era-post comunista nell’Europa dell’Est – poco si dibatte sull’impegno dei cristiani alla costruzione dell’Europa e al suo processo di allargamento”. Il Sir lo ha incontrato. Sembra ormai confermato che nel Trattato costituzionale europeo non vengano citate le radici cristiane dell’Europa. Che ne pensa? “Vedremo. Il Trattato pone il problema delle radici: è una necessità storica ma anche dell’uomo che cerca il senso della vita. L’importante a questo punto che non manchi l’impegno dei cristiani alla costruzione dell’edificio europeo. Si parla molto di radici cristiane dell’Europa e poco dell’impegno dei cristiani. Giovanni Paolo II nel richiamare le radici cristiane del nostro Continente esorta tutti, cattolici e cristiani, a promuovere un’Unione, non confessionale, dove non manchino i valori evangelici che sono alla base della nostra civiltà”. Eppure la tradizione cristiana europea sembra essere svanita… “Non credo. La presenza cristiana in Europa è ancora viva ma va ripensata anche alla luce dell’allargamento. Adenauer, De Gasperi, Schuman hanno pensato ad un’Europa volta all’Occidente. Ora c’è tutto l’Est che preme con la sua forza, tradizione, problemi ma anche religiosità. Direi che abbiamo bisogno di cristiani che vogliono impegnarsi in questa importante fase di crescita. L’Europa è al momento della prova, non è il momento della divisione”. Quali devono essere i tratti di un politico cristiano per l’Europa? “Non esiste un identikit preciso. Penso innanzitutto che ogni cristiano debba impegnarsi nella vita sociale politica del proprio Paese. Ma c’è una cosa che un politico cristiano non deve conoscere: l’odio. Il ‘non odiare’ in politica è una grande ed incisiva testimonianza. E poi deve avere l’umiltà di ripetersi ‘siamo servi inutili’. Esaurito il proprio compito deve saper fare un passo indietro”. Difesa della vita e della famiglia sono alcuni dei temi dibattuti nelle istituzioni europee dove i cristiani sono spesso in minoranza… “Per un politico l’importante è avere consenso anche su temi forti come la difesa della vita. Ricercare il dialogo ed il compromesso è utile ma senza venir meno ai valori di fondo. Sacrificare i valori alla politica non è giusto”. Che Europa sarà quella dell’allargamento? “L’Unione europea non è ancora l’Europa. Non ne racchiude tutto il senso storico, politico, sociale e religioso. Non deve essere solo economia. E penso a ciò che afferma il Papa, – l’Europa deve respirare a due polmoni -. L’ingresso dei nuovi Paesi membri sancisce la fine della logica di Yalta. L’allargamento serve anche a rimediare ai ritardi politici ed economici accumulati in questi decenni. E i politici cristiani devono contribuire”. Su cosa dovrà essere costruito il futuro dell’Europa? “Sulla verità, sul riconoscimento dei meriti, sulla confessione delle colpe e sul bene comune degli Europei. Ma anche sulla consapevolezza del valore della civiltà cristiana, dei pericoli che derivano dal disprezzo della dignità dell’uomo e dei suoi diritti, nella convinzione che ogni uomo è importante e che ad ognuno bisogna assicurare i propri diritti e il compimento dei propri doveri”.