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Incontro europeo dei delegati di pastorale universitaria” “
“Vi incoraggio, carissimi, a far sì che il vostro percorso formativo sia sostenuto senza sosta dalla ricerca di Dio”. Anche “voi, che fate parte del mondo universitario dovete offrire il vostro contributo” al “processo di integrazione europea. È indispensabile che l’Europa di oggi salvaguardi il suo patrimonio di valori”, ‘promosso, conciliato e consolidato’ “dal cristianesimo”. Con questo invito di Giovanni Paolo II , durante la celebrazione eucaristica nella basilica di San Pietro, si è concluso l’11 dicembre l’incontro europeo dei delegati nazionali di pastorale universitaria promosso a Roma dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e dall’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria. Oltre quaranta i partecipanti inviati dalle diverse Conferenze episcopali: tra loro anche sei vescovi, responsabili nei propri Paesi della cura e della guida spirituale degli atenei. Al termine della celebrazione, cui erano presenti anche diecimila giovani universitari, il Santo Padre ha consegnato l’icona della “Sedes Sapientiae” alla delegazione irlandese, immagine che sarà pellegrina nelle città universitarie del Paese che dal 1° gennaio 2004 assumerà la presidenza dell’Unione europea. Giovane e dai mille volti. È significativo il “contributo che l’Università e anche la Chiesa in essa operante sono chiamate a dare per costruire quella ‘casa comune europea’ che tutti confidiamo possa essere fondata su autentici valori umanistici di solidarietà e pace e aperti alla prospettiva della vocazione trascendente della persona” ha rilevato il segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), mons. Giuseppe Betori nel messaggio inviato in l’occasione del convegno. Da quest’ultimo, che ha avuto come tema “Verso l’integrazione europea: il ruolo della mobilità internazionale degli studenti universitari”, è emersa, attraverso le testimonianze dei delegati nazionali per la pastorale universitaria, un’Europa “giovane e dai mille volti” che richiede risposte diversificate alle proprie domande, ma che è, al tempo stesso, sfida e risorsa. “Dire ‘Europa’ deve equivalere a dire ‘apertura’, e il nostro deve essere un ‘continente aperto e accogliente’ nel quale vengano promosse forme di cooperazione non solo economiche, ma anche sociali e culturali”: richiamando questo passaggio dell’esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Europa”, Peter Fleetwood, rappresentante Ccee, ha affermato la necessità per “la Chiesa che è in Europa” di “autentici testimoni di Cristo” in “ogni situazione concreta”, ed in particolare “di fronte a chi viene da una realtà diversa”. I numeri della mobilità. Nel mese di ottobre 2002 è stato festeggiato il milionesimo studente Erasmus. Secondo dati della Commissione europea, le istituzioni universitarie partecipanti al programma di mobilità avviato nel 1987 sono oggi oltre 1.800 in 30 nazioni; i Paesi più presenti nell’esperienza sono Spagna (nell’anno accademico 2001-02, 17mila studenti in uscita verso altri Paesi, oltre 18mila accolti), Francia (18mila sia in uscita che in entrata), Germania (rispettivamente 15mila e 16mila), Italia (14mila e 10mila). Non solo, tuttavia, Erasmus: un ruolo strategico nella mobilità è giocato anche dalla presenza di giovani provenienti dai Paesi del terzo mondo, “che devono essere resi consapevoli della propria responsabilità di soggetti strategici per lo sviluppo dei Paesi di origine” ha affermato il segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e itineranti, l’arcivescovo Agostino Marchetto. Voci dall’Europa. “Nel 2002 il Servizio cattolico accademico per gli stranieri (Kaad) ha concesso circa 600 borse di studio a studenti provenienti da Africa, Asia, America latina ed Europa orientale; sono 167mila gli studenti stranieri in Germania, il 10% del totale” ha affermato mons. Werner Guballa, vescovo delegato della Conferenza episcopale tedesca, convinto che “il dialogo interculturale ed interreligioso reso possibile dagli studenti stranieri, il loro fare da ponte con le altre Chiese” sono “irrinunciabili per la nostra Chiesa”. “L’evangelizzazione dell’uomo e al tempo stesso della cultura” è lo scopo della pastorale universitaria in Polonia e “per rispondere a questa sfida è in corso di elaborazione il nuovo statuto di questa pastorale” ha detto il vescovo delegato della Conferenza episcopale polacca, mons. Marek Jedraszewski. “Alcol e droga sono i gravi rischi cui si trovano esposti in Irlanda tanti giovani che si trovano all’improvviso a dover gestire nei campus universitari una libertà mai sperimentata prima”: questa la testimonianza di mons. John Magee, vescovo delegato della Conferenza episcopale irlandese che si è soffermato anche sull’emergenza suicidi: “una realtà diffusa nella vita universitaria irlandese che ha un impatto fortissimo sull’ambiente”. Di qui l’importanza “della vicinanza e del sostegno dei cappellani ai familiari e agli altri studenti”. Più in generale, la pastorale universitaria in Irlanda è chiamata a raccogliere le sfide di “una società sempre più orientata alla competitività e all’efficienza, della diffusa ostilità verso gli immigrati” da affrontare con “una formazione permanente dei cappellani” e la “promozione di una rete territoriale tra comunità universitarie e parrocchiali”. “Soltanto dopo il crollo del regime comunista in Slovacchia la pastorale universitaria è diventata ordinaria e sistematica ed è tuttora alla ricerca di modi e metodi idonei alla missione della Chiesa nell’ambiente accademico” ha affermato mons. Tomas Gali, vescovo delegato della Conferenza episcopale slovacca. “Nel 1997 è stato inaugurato il primo Centro pastorale universitario a Bratislava; attualmente sono tre i centri cui fanno capo le diverse cappellanie presenti negli atenei del Paese”. Per Everard de Jong, vescovo delegato della Conferenza episcopale olandese, “in un Paese secolarizzato e dal pensiero appiattito come l’Olanda sono, paradossalmente, gli studenti cattolici stranieri dei Paesi in via di sviluppo a rievangelizzare i nostri che, quando arrivano all’università hanno smarrito completamente la fede”. “A Cipro non esistono cappellanie all’interno delle università; i nostri giovani crescono nell’ambiente ortodosso greco e tutto il sistema dell’istruzione è contrario alla Chiesa cattolica”: è la denuncia di padre George Houry, dell’arcivescovato maronita di Cipro. Di qui la necessità per la Chiesa maronita (5mila fedeli sui 750mila abitanti dell’isola) di promuovere occasioni di incontro con gli studenti: “Oltre alla Messa della domenica organizziamo attività culturali, gruppi evangelici, e sosteniamo la partecipazione alle Giornate mondiali della gioventù e ad altri analoghi incontri”. Recente la creazione di un sito web: www.neoitisarchepiskopis.org dedicato ai giovani. Le 39 vittime dell’incendio che lo scorso 24 novembre ha devastato un collegio di Mosca che ospitava studenti di Paesi asiatici, africani e latino-americani, sono state ricordate da Ismael Barros, che nella capitale russa offre assistenza agli studenti universitari cattolici stranieri, “ogni anno oltre un migliaio e per i quali il numero dei sacerdoti è insufficiente”. Abbiamo un progetto di accoglienza degli studenti stranieri – spiega – che prevede, tra l’altro, la possibilità di sostegno psicologico per superare lo choc provocato dall’impatto con la religione, la lingua, la cultura, il clima della Russia cui non sono assolutamente preparati”. Per la maggior parte, precisa padre Ismael, “i giovani che vengono a studiare nel nostro Paese credono di venire in Europa e, pertanto, di trovare un lavoro che consenta loro di mantenersi. La realtà è, purtroppo, molto diversa”. Di qui la necessità che essi “vengano adeguatamente informati e preparati prima della partenza; noi potremo aiutarli successivamente nella fase dell’integrazione”. Importante anche il collegamento “con le comunità parrocchiali d’origine”. Ignace Peckstadt, arciprete ortodosso del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, guida la comunità mista di Sant’Andrea apostolo a Gand (Belgio), sede di una prestigiosa università statale. “Celebriamo i riti nelle varie lingue perché la liturgia – afferma il sacerdote – è l’unico luogo di vera comunione”.