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Laicità non è laicismo” “

Lettera delle Chiese cristiane francesi ” “"sulla laicità dello Stato"” “” “

Uno Stato laico che sia aperto al dialogo, che dia spazio a tutti senza fare discriminazioni, che sappia offrire gli strumenti necessari per operare a favore dell’integrazione, soprattutto nelle periferie delle grandi città. È quanto si augurano i tre presidenti del Consiglio delle Chiese cristiane in Francia in una lettera “sulla laicità dello Stato” inviata al presidente della Repubblica francese. La lettera porta la firma di Jean-Arnold de Clermont , presidente della Federazione protestante di Francia, di mons. Emmanuel , presidente dell’Assemblea dei vescovi ortodossi e di mons. Jean-Pierre Ricard , arcivescovo di Bordeaux e presidente della Conferenza dei vescovi francesi. I tre rappresentanti delle Chiese cristiane sono voluti intervenire personalmente nel dibattito che si è aperto in Francia, in seguito alla ammissibilità o meno nelle scuole pubbliche delle giovani studentesse con il velo islamico. Sulla questione, il presidente della Repubblica Jacques Chirac ha costituito una commissione consultiva presieduta da Bernard Stasi con il compito di ascoltare i pareri dei diversi componenti della società francese. L’iniziativa è stata “apprezzata” dai responsabili delle Chiese cristiane che hanno così ritenuto necessario inviare una “riflessione comune” sull’argomento. Per una laicità del dialogo, non del sospetto. Uno Stato neutrale e indipendente che non sia sottomesso ad alcuna convinzione filosofica e religiosa ma che sappia assicurare libertà di coscienza e garantire il libero esercizio dei culti. È questa la “visione comune” di laicità che hanno le Chiese cristiane. “La Repubblica – si legge nella lettera a Chirac – non riconosce giuridicamente nessun culto ma li comprende tutti, assicurando una grande libertà nella loro organizzazione”. La laicità, infatti – scrivono i presidenti delle Chiese cristiane – non ha per missione quella di creare spazi svuotati dal religioso, ma di offrire spazi in cui tutti, credenti e non-credenti, possano dibattere”, nell’ascolto reciproco, “senza tacere le convinzioni e le motivazioni degli uni e degli altri, ma senza scontro né propaganda”. Da qui l’importanza dell’insegnamento della religione nelle scuole per contribuire ad “una migliore conoscenza” reciproca. “Se la laicità – scrivono i rappresentanti delle Chiese – dovesse rifiutare questo spazio al religioso, diventerebbe eccessiva e si trasformerebbe rapidamente in laicismo intollerante”. Non basta una legge. Riguardo all’uso del velo islamico nelle scuole, le Chiese cristiane ricordano alcune regole: rispetto dell’ordine pubblico, rifiuto dello scontro e della propaganda, partecipazione alle attività scolastiche e sportive. Pur non sottovalutando la questione, le Chiese affermano che “non è legiferando che si potranno risolvere positivamente le difficoltà attuali”. I leader delle Chiese cristiane si uniscono alla “protesta legittima contro lo stato di sottomissione della donna che può rappresentare l’uso imposto del velo” ma affermano anche che “non è usando la forza della legge che si può convincere della verità delle nostre convinzioni”. “Ogni legge che fosse sentita come discriminante per un certo numero di francesi – si legge nella lettera – rischierebbe di avere a breve termine più conseguenze nefaste che benefici sperati”. Le Chiese invitano alla mediazione e al dialogo. L’integrazione. Secondo le Chiese cristiane, la questione della laicità gira attorno alla riuscita o meno della integrazione. “Constatiamo – si legge nella lettera a Chirac – che i luoghi in cui le rivendicazioni islamiche trovano più ampia eco, sono spesso quelli dei ghetti che abbiamo lasciato costruire nelle periferie delle grandi città. I meccanismi di integrazione che erano il lavoro, la riuscita scolastica, la famiglia e i valori della Repubblica, hanno difficoltà a funzionare bene oggi. Il rischio è grande quando le popolazioni si vedono senza avvenire, reagiscono con la violenza e sono preda della propaganda integralista”.