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Dopo il fallimento della Conferenza intergovernativa di Bruxelles presentiamo una prima serie di commenti e reazioni raccolte da diverse Conferenze episcopali europee. Slovacchia “Il fallimento della Conferenza intergovernativa (Cig) mostra delle crepe in seno agli Stati membri europei. Ma se da una parte questo provoca il rinvio di questioni fondamentali per l’Europa dall’altro offre spazi di tempo, speriamo sufficiente, per trovare una soluzione. Come Slovacchia, credo che non entreremo in quella Europa che Adenauer, Schumann, De Gasperi e gli altri padri avevano pensato e nemmeno in quella con cui abbiamo fatto le trattative di ingresso. Entriamo in un’Europa ancora da costruire e verificare nelle intenzioni ma pronti a portare il nostro contributo. Se un rischio esiste, adesso, è quello del riemergere di un certo euroscetticismo che spero sia spazzato via dall’impegno degli Stati membri nel cercare e trovare una soluzione. Quella che non si è trovata a Bruxelles la scorsa settimana”. (Marian Gavenda, portavoce della Conferenza episcopale slovacca) Cipro “La mancanza di accordo alla recente Cig di Bruxelles non credo debba indurre a parlare di una crisi irreversibile. Penso piuttosto che si tratti di una crisi ‘di crescita’. Confido nella buona volontà dei Governanti per sciogliere quei nodi che hanno decretato il fallimento della Cig. Vedremo adesso con i prossimi semestri di presidenza, ad iniziare da quello irlandese. Per intanto a Cipro noi facciamo la nostra parte. Tuttavia qualcosa di positivo dalla Cig è emerso vale a dire la posizione dell’Europa sulla riunificazione di Cipro. Domenica scorsa ci sono state le elezioni nella zona Nord di Cipro, quella retta dalla Turchia. Dallo scrutinio (non ancora completato al momento della dichiarazione, ndr.) sembrerebbe che il partito di opposizione sia in leggero vantaggio. Vedremo adesso se le due parti troveranno un compromesso o se l’esercito farà sentire la sua pressione. L’opposizione ha sempre detto di voler riunificare l’isola e di essere favorevole al piano di Kofi Annan. Questo potrebbe dare impulso all’ingresso nell’Ue di tutta Cipro. Aspettiamo, la politica non è fatta di parole ma di fatti.”. (Padre Umberto Barato, vicario latino di Nicosia, Cipro) Grecia “Non sono stupito di questo fallimento, me lo aspettavo. D’altra parte come si può costruire un’Europa solo sul denaro e sull’economia, dimenticando i valori fondanti dell’Europa, quelli testimoniati da cristiani come De Gasperi, Adenauer, Schumann…? Non si costruirà mai l’Europa se non si riflette su questi e se la tradizione cristiana viene dispersa o peggio volutamente dimenticata. La speranza è che questo tempo di riflessione che ora l’Unione europea ha davanti possa servire a meditare sugli sbagli e trovare soluzioni politiche giuste, condivise e rispettose della dignità umana e spirituale dell’uomo. Fondare l’Europa solo sui valori economici e materiali significa fallimento certo e la fine dell’Ue nei prossimi anni”. (Mons. Nikolaos Foskolos, presidente della Conferenza episcopale greca). Slovenia “Non è un dramma. Forse da questa Conferenza intergovernativa abbiamo voluto pretendere troppo. Si credeva di avere la soluzione a portata di mano ma non è stato così. Interessi divergenti hanno mostrato ancora troppe crepe tra gli Stati membri. Il prossimo semestre di presidenza irlandese deve rappresentare un tempo privilegiato di riflessione per trovare soluzioni e idee nuove. Bisogna imparare a pensare insieme… Ci vuole tempo ma senza cadere nel pessimismo e nello scetticismo: il processo di allargamento e di integrazione europea è andato troppo avanti per tornare indietro. L’Europa è un processo irreversibile purché si punti a valori che non siano solo quelli materiali ed economici”. (Padre Janez Grill, direttore della casa editrice del settimanale cattolico ‘Druzina’, ex portavoce vescovi sloveni).