dopo Bruxelles" "
Voci del dopo Bruxelles” “” “
Si infiamma il dibattito sul dopo-Bruxelles. Riguardo il fallimento della Conferenza intergovernativa (Cig) del 12 e 13 dicembre nella capitale belga e la mancata approvazione del Trattato costituzionale per l’Ue, il Sir ha raccolto diverse voci. Comece “Adottare un Trattato costituzionale per l’Unione europea è di importanza fondamentale per il bene di tutti i cittadini dell’Unione. L’impossibilità della Cig di raggiungere un accordo sottolinea l’importanza di questa sfida. È preferibile nessun risultato piuttosto che un accordo al ribasso. Gli Stati membri hanno bisogno di più tempo per giungere una conclusione positiva. Questo compito dovrebbe essere portato a termine con il fine di promuovere il bene comune dell’Unione europea. Confidiamo che le prossime presidenze troveranno la strada per definire un trattato che garantisca le basi per una comunità allargata, agendo in modo che si possa perseguire il bene comune, favorendo anche il coinvolgimento di tutti i cittadini nel processo democratico dell’Unione europea”. (Mons. Noël Treanor, segretario generale Comece, Conferenza degli episcopati dell’Unione europea). Italia “La mancata approvazione del Trattato per la Costituzione europea ha suscitato sconcerto e amarezza. Non dobbiamo disperare: la storia dell’Europa è ricca di rallentamenti e di soste; non si sono mai fatti passi indietro, quindi abbiamo ragione di credere che anche questa volta si possa riprendere il cammino, magari a partire da un rinnovato impegno dei Paesi fondatori. Non viene meno neppure la speranza che si possa giungere alla Costituzione prima del rinnovo del Parlamento di Strasburgo: facendo sentire più vicine ai cittadini le istituzioni dell’Unione e coinvolgendoli nello stesso percorso di integrazione comunitario, si invoglierebbero gli europei a recarsi alle urne. Continuiamo a sperare che venga confermato l’articolo 51 della bozza ed inserito il riferimento alle radici cristiane”. (Mons.Giuseppe Merisi, vescovo ausiliare di Milano, delegato Cei alla Comece). Francia “È grave il fallimento della Cig. Il presidente francese Chirac ha rilanciato l’idea dell’Europa dei pionieri, cioè di un nucleo forte che sostenga il cammino d’integrazione: ben venga, ma perché si sono persi tutti questi anni? Ora l’Ue è in un empasse: la futura presidenza irlandese avrà l’ardire necessario per superarlo?”. (Charles Haegen, giornalista, esperto Ue de “L’ami du peuple”, settimanale diocesano di Strasburgo). Germania “Il fallimento della Cig rappresenta una grave involuzione del processo di unione dell’Europa, e ciò perché il testo della costituzione avrebbe elevato la legittimazione democratica e la capacità di agire sul piano politico delle Istituzioni europee. La bozza fissava le basi per una società di cittadini europei, garantendo allo stesso tempo i diritti dei cristiani e delle Chiese sia nei singoli Stati membri che a livello europeo. Quel che a nostro parere mancava nella bozza era un riconoscimento della nostra responsabilità davanti a Dio e all’umanità, nonché una dichiarazione chiara sui fondamenti spirituali e storici dell’Europa. Accanto all’eredità dell’antichità e della storia della libertà dei Paesi occidentali, l’Europa si basa sostanzialmente sulla tradizione della fede giudaico-cristiana. Viene da chiedersi se le trattative sulla costituzione europea non siano fallite anche per via della mancanza di una consapevolezza sufficiente dell’identità spirituale dell’Europa. Di conseguenza, i cristiani dell’Unione europea sono chiamati ora a partecipare con maggiore impegno al dibattito sulla Costituzione”. (Hans Joachim Meyer, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, Zdk). Slovacchia “Il fallimento della Conferenza intergovernativa (Cig) mostra delle crepe in seno agli Stati membri europei. Ma se da una parte questo provoca il rinvio di questioni fondamentali per l’Europa dall’altro offre spazi di tempo, speriamo sufficiente, per trovare una soluzione. Come Slovacchia, credo che non entreremo in quella Europa che Adenauer, Schumann, De Gasperi e gli altri padri avevano pensato e nemmeno in quella con cui abbiamo fatto le trattative di ingresso. Entriamo in un’Europa ancora da costruire e verificare nelle intenzioni ma pronti a portare il nostro contributo. Se un rischio esiste, adesso, è quello del riemergere di un certo euroscetticismo che spero sia spazzato via dall’impegno degli Stati membri nel cercare e trovare una soluzione. Quella che non si è trovata a Bruxelles la scorsa settimana”. (Marian Gavenda, portavoce della Conferenza episcopale slovacca). Cipro “La mancanza di accordo alla recente Cig di Bruxelles non deve indurci a parlare di una crisi irreversibile. Credo piuttosto che si tratti di una crisi ‘di crescita’. Confido nella buona volontà dei Governi per sciogliere quei nodi che hanno decretato il fallimento della Cig. Vedremo adesso con i prossimi semestri di presidenza, ad iniziare da quello irlandese. Per intanto a Cipro noi facciamo la nostra parte. Tuttavia qualcosa di positivo dalla Cig è emerso vale a dire la posizione dell’Europa sulla riunificazione di Cipro. Domenica scorsa ci sono state le elezioni nella zona Nord di Cipro, quella retta dalla Turchia. Dallo scrutinio (non ancora completato al momento della dichiarazione, ndr.) sembrerebbe che il partito di opposizione sia in leggero vantaggio. Vedremo adesso se le due parti troveranno un compromesso o se l’esercito farà sentire la sua pressione. L’opposizione ha sempre detto di voler riunificare l’isola e di essere favorevole al piano di Kofi Annan. Questo potrebbe dare impulso all’ingresso nell’Ue di tutta Cipro. Aspettiamo, la politica non è fatta di parole ma di fatti.”. (Padre Umberto Barato, vicario latino di Nicosia, Cipro). Grecia “Non sono stupito di questo fallimento, me lo aspettavo. D’altra parte come si può costruire un’Europa solo sul denaro e sull’economia, dimenticando i valori fondanti dell’Europa, quelli testimoniati da cristiani come De Gasperi, Adenauer, Schumann…? Non si costruirà mai l’Europa se non si riflette su questi e se la tradizione cristiana viene dispersa o peggio volutamente dimenticata. La speranza è che questo tempo di riflessione che ora l’Unione europea ha davanti possa servire a meditare sugli sbagli e trovare soluzioni politiche giuste, condivise e rispettose della dignità umana e spirituale dell’uomo. Fondare l’Europa solo sui valori economici e materiali significa fallimento certo la fine dell’Ue nei prossimi anni”. (Mons. Nikolaos Foskolos, presidente della Conferenza episcopale greca). Slovenia “Non è un dramma. Forse da questa Conferenza intergovernativa abbiamo voluto pretendere troppo. Si credeva di avere la soluzione a portata di mano ma non è stato così. Interessi divergenti hanno mostrato ancora troppe crepe tra gli Stati membri. Il prossimo semestre di presidenza irlandese deve rappresentare un tempo privilegiato di riflessione per trovare soluzioni e idee nuove. Bisogna imparare a pensare insieme… Ci vuole tempo ma senza cadere nel pessimismo e nello scetticismo: il processo di allargamento e di integrazione europea è andato troppo avanti per tornare indietro. L’Europa è un processo irreversibile purché si punti a valori che non siano solo quelli materiali ed economici”. (Padre Janez Grill, direttore della casa editrice del settimanale cattolico ‘Druzina’, ex portavoce vescovi sloveni). Spagna (1) “La Conferenza episcopale spagnola non ha preso nessuna posizione ufficiale su questo tema. Personalmente credo che il mancato accordo al recente Vertice di Bruxelles è da giudicarsi negativamente. Tuttavia resta la speranza che la pausa che ora abbiamo davanti sia spesa come un tempo di riflessione profonda sulla necessità di fondare l’Europa su valori che non sono solo quelli economici e monetari ma anche quelli che si rifanno a quella eredità giudaico-cristiana e che avremmo voluto vedere citati nel Preambolo. Perché sono gli unici valori che possono unire i popoli in una convivenza forte e cementare l’Unione europea”. ( Mons. Juan Antonio Martínez Camino, segretario generale della Conferenza episcopale spagnola). Spagna (2) “Il riconoscimento dell’eredità cristiana del popolo europeo è un fatto di rigore e di giustizia. È curioso che la posizione contraria al riconoscimento del cristianesimo nella Costituzione europea sia venuta dalla cultura francese, a poco tempo dalla celebrazione del re Clodoveo, un re cristiano che si considera l’artefice del mondo europeo. Questa opposizione della Francia e di altri Paesi risulta controproducente politicamente. Eliminare il riferimento cristiano significa edificare sopra il vuoto. Credo che la situazione dell’asse franco-tedesco sia di tale importanza da poter compromettere la costruzione del futuro dell’Europa. O l’Europa è una Unione in cui tutti i Paesi si sentono a proprio agio dal punto di vista dei criteri e delle opinioni oppure, se si pretende costruirla con l’imposizione di due Paesi forti sul resto della comunità europea, rischia di diventare qualsiasi cosa. Potrebbe essere un’amalgama di Paesi senza troppe cose in comune ma non una ‘unione’. Questa posizione può frustrare il progetto di una Europa grande in sentimento e coesione, ossia l’Europa di Maritain, di Schuman, di Adenauer, di quei sognatori della costruzione europea basata fondamentalmente sui valori spirituali e non solo negli interessi temporali che stanno ora predominando”. (José Tomás Raga, docente di economia all’Università Complutense Madrid). Polonia (1) “Non si può essere felici del fallimento della Conferenza intergovernativa di Bruxelles. Tuttavia occorre essere consapevoli della necessità di un compromesso. Dalle informazioni che ho ricevuto posso dire che la delegazione polacca aveva qualche progetto da discutere per dare spazio al funzionamento dell’accordo di Nizza. Purtroppo l’intransigenza di qualche Delegazione ha reso tutto più difficile. Ci vuole volontà e capacità per un dialogo sincero. La Polonia è un paese molto sensibile al dialogo dopo 50 anni di dittatura. Sono tuttavia convinto che bisogna cercare una soluzione che potràarrivare solo con il dialogo approfondito e relazioni trasparenti. Dovremo imparare ad ascoltarci nel rispetto delle diverse sensibilità dei Paesi. Non si può imporre una visione a dispetto di altre. Gli stessi valori cristiani, che spero verranno citati nel testo del Trattato costituzionale europeo, sono valori di rispetto e promozione umana condivisi con molti”. (Mons. Henryk Muszynski, vescovo di Gniezno, delegato della Conferenza episcopale polacca alla Comece). Polonia (2) “Il mancato accordo alla Cig di Bruxelles deve indurre a prudenza. Stando a quanto si legge dai giornali il dibattito, a questo punto, proseguirà nel semestre irlandese. Una riflessione più approfondita non potrà che servire a superare meglio gli scogli su cui è naufragata la Cig. Potrebbe essere il tempo giusto per riproporre quei valori fondanti dell’Europa che provengono dall’eredità giudaico-cristiana. È possibile allora che qualche Paese cambi posizione e renda l’accordo meno difficile. Bisogna aspettare per giudicare”. (Mons. Kaszak Grzegorz, rettore del Pontificio istituto ecclesiastico polacco di Roma).