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L’umile appello” “

Giustizia e amore, le strade per raggiungere la pace” “” “

“Ascoltate tutti l’umile appello del successore di Pietro che grida: oggi ancora, all’inizio del nuovo anno 2004, la pace resta possibile. E se possibile, la pace è anche doverosa!”. Con questo appello si apre quest’anno il Messaggio di Giovanni Paolo II per la 37a Giornata mondiale della pace. Il messaggio si rivolge ai capi delle Nazioni che hanno – scrive il Papa – “il dovere di promuovere la pace”; ai giuristi “impegnati a tracciare cammini di pacifica intesa”, agli educatori della gioventù. Ma l’appello vuole raggiungere soprattutto – aggiunge il Santo Padre – gli uomini e le donne che sono “tentati di ricorrere all’inaccettabile strumento del terrorismo”. Diritto internazionale e riforma dell’Onu. Evitare che “prevalga la legge del più forte” e “sostituire alla forza materiale delle armi la forza morale del diritto”. E’ quanto chiede Giovanni Paolo II nel messaggio per la Giornata mondiale della pace. Il Papa invita i responsabili delle nazioni al riconoscimento delle Nazioni Unite che “pur con limiti e ritardi”, hanno contribuito “notevolmente a promuovere il rispetto della dignità umana, la libertà dei popoli e l’esigenza dello sviluppo, preparando il terreno culturale e istituzionale su cui costruire la pace”. A questo proposito il Papa chiede che sia avviata al più presto una riforma che consenta alle Nazioni Unite di passare “dallo stadio freddo di istituzione di tipo amministrativo a quello di centro morale, in cui tutte le nazioni del mondo si sentano a casa loro”. Si tratta – aggiunge il Santo Padre – di “un preciso obbligo morale e politico, che richiede prudenza e determinazione”. La piaga funesta del terrorismo. “La piaga del terrorismo – scrive Giovanni Paolo II – è diventata in questi anni più virulenta e ha prodotto massacri efferati, che hanno reso sempre più irta di ostacoli la via del dialogo e del negoziato, esacerbando gli animi e aggravando i problemi, particolarmente nel Medio Oriente”. “Tuttavia – prosegue il Papa -, per essere vincente, la lotta contro il terrorismo non può esaurirsi soltanto in operazioni repressive e punitive. È essenziale che il pur necessario ricorso alla forza sia accompagnato da una coraggiosa e lucida analisi delle motivazioni soggiacenti agli attacchi terroristici”. L’impegno contro il terrorismo deve esprimersi anche sul piano “ politico e pedagogico”, rimuovendo da un lato, “le cause che stanno all’origine di situazioni di ingiustizia” e insistendo dall’altro, su “un’educazione ispirata al rispetto per la vita umana”. La logica del perdono. “Educare alla pace è oggi più urgente che mai, perché gli uomini, di fronte alle tragedie che continuano ad affliggere l’umanità, sono tentati di cedere al fatalismo, quasi che la pace sia un ideale irraggiungibile”. E se “il diritto è la prima strada da imboccare per giungere alla pace”, “non si arriverà però al termine del cammino, se la giustizia non sarà integrata dall’amore”. “È l’esperienza storica – aggiunge il Papa – a confermarlo. Essa mostra come la giustizia non riesca spesso a liberarsi dal rancore, dall’odio e perfino dalla crudeltà. Da sola, la giustizia non basta. Può anzi arrivare a negare se stessa, se non si apre a quella forza più profonda che è l’amore. È per questo che, più volte, ho ricordato ai cristiani e a tutte le persone di buona volontà la necessità del perdono per risolvere i problemi sia dei singoli che dei popoli. Non c’è pace senza perdono! Lo ripeto anche in questa circostanza, avendo davanti agli occhi, in particolare, la crisi che continua ad imperversare in Palestina e in Medio Oriente: una soluzione ai gravissimi problemi di cui da troppo tempo soffrono le popolazioni di quelle regioni non si troverà fino a quando non ci si deciderà a superare la logica della semplice giustizia per aprirsi anche a quella del perdono”.