La cattura di Saddam Hussein monopolizza l’attenzione dei principali quotidiani internazionali . “Bush lascerà decidere agli iracheni la sorte di Saddam”, è l’apertura dell’ Herald Tribune (16/12), che riferendo della conferenza stampa rilasciata dal presidente americano riporta le prime parole pronunciate da Bush dopo l’arresto del dittatore iracheno: “Che liberazione, il mondo sarà migliore senza di te in circolazione”. “Gli iracheni liberati da Saddam Hussein”, è il titolo di prima pagina scelto da La Croix (15/12), dove Francois Ernenwein firma un editoriale dedicato alla “fine di un dittatore”. “Dalla fine della guerra e durante un dopoguerra ancora più sanguinoso per gli americani – si legge nell’articolo – questa cattura era diventata l’orizzonte imprescindibile dell’amministrazione Bush. Era diventata veramente indispensabile… Ormai, lo scopo meno contestabile della guerra in Iraq è raggiunto”, e tale cattura fa sparire dall’orizzonte “l’ombra mortifera” di Saddam Hussein e forse “accelera” la “transizione politica” del Paese. “La cattura del raìs – scrive Elio Maraone su Avvenire (16/12) – non può ovviamente annullare, in sé, gli errori commessi, ma può aprire una pagina nuova nel libro della Storia”. “Fine di Saddam successo di Bush”, sentenzia in prima pagina Le Monde (16/12), che nell’editoriale osserva: “La sua cattura dà un po’ di sollievo a Bush. Dopo la disfatta del regime di Saddam Hussein, le forze d’occupazione americane hanno perduto 200 uomini nella battaglia a loro sferrata da una guerriglia multiforme. Saddam Hussein ispirava, forse, una delle componenti di questa guerriglia. Ma non le altre, islamista e nazionalista. Bush ha avuto ragione di guardarsi da ogni trionfalismo. L’arresto di sabato non metterà fine alla violenza”. “Dopo Saddam” è il titolo dell’articolo di Marwan Bishara su “ La Vanguardia” ( 16/12) secondo il quale “la cattura di Saddam Hussein non giustifica la guerra né facilita il cammino verso la pace”. Quello che si fa è “segnare la fine di una dittatura che è durata un quarto di secolo ma apre la via verso un’altra epoca imprevedibile e violenta”. Il quotidiano ABC apre l’editoriale sull’Iraq con ottimismo: “Non bisogna rinunciare all’ottimismo: l’Iraq è un paese pieno di risorse naturali e umane. L’apertura alla democrazia può risolversi felicemente. La reazione dei sempre ipersensibili mercati internazionali davanti alla notizia della cattura di Saddam puntano in questa direzione”. Anche nei giornali tedeschi dominano i commenti sulla cattura di Saddam con una lente sul vertice di Bruxelles. “ La cattura di Saddam Hussein… è un motivo di gioia, che può essere finalmente condivisa in tutto il mondo, diviso dalla guerra in Iraq… Ma questo giorno diventerà trionfo solo quando alla fine di questo terrore seguirà un nuovo inizio“, osserva Peter Münch sulla Süddeutsche Zeitung, SZ (15/12). “ Questo giorno passerà alla storia, come momento decisivo per l’Iraq e la sua popolazione, per gli alleati impegnati per una maggiore libertà nel dopoguerra iracheno e come data in cui George Bush si è aggiudicato in anticipo la rielezione“, scrive Jacques Schuster su Die Welt. “ Sarebbe ora che i governi europei vedessero l’Iraq non solo come un pericolo, ma anche come occasione“. “ Se non si riesce ad ottenere subito un boom economico, se la popolazione non riuscirà a recuperare rapidamente la certezza del ritorno al benessere materiale e alla dignità nazionale, Saddam Hussein potrebbe diventare l’eroe che non è mai stato“, ammonisce Karl Grobe sulla Frankfurter Rundschau (15/12). Sugli esiti del vertice di Bruxelles, la SZ (15/12) commenta: “ L’Europa degli Stati pionieri potrebbe portare alla scissione. Perciò, l’eventuale avanguardia degli Stati fondatori della Cee deve essere aperta a tutti. La condizione per l’ammissione è la rinuncia alla sovranità“. “ Forse è il momento di confessare che l’Unione in fase di allargamento non può esistere senza una differenziazione interna, che è stato illusorio pensare che allargamento ed approfondimento andassero eternamente di pari passo… Bisogna riconoscere però che un’Europa degli Stati pionieri non è la stessa Europa “unita”, reclamata con voce tremolante nei discorsi della domenica“, annota la Faz (16/12).———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1258 N.ro relativo : 88 Data pubblicazione : 19/12/2003