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Un’Europa cristiana? Generalmente percorrendo la Storia dell’Occidente è facile sentir ripetere l’adagio ‘dell’Occidente Cristiano’ o di ‘un’Europa cristiana’. Forse sarebbe più corretto parlare delle radici cristiane delle culture Europee. Un’Europa all’origine di due guerre mondiali, e dilaniata da esse, è lontana da qualsiasi mentalità cristiana; un’Europa la cui popolazione è assorbita in gran parte dal consumismo e dall’indifferentismo morale ed intellettuale, non può certo essere più chiamata cristiana. Nonostante la contro-testimonianza dei cristiani, nonostante l’allontanamento del mondo attuale dal cristianesimo, nonostante l’influenza esercitata anche dal giudaismo e dall’islam sulla mentalità europea, non si può negare che, dopo il crollo dell’Impero romano, il cristianesimo abbia modellato le culture europee sia dell’Occidente sia dell’Oriente. Rifiutando queste radici cristiane, si misconosce tutta la storia culturale, politica ed economica dell’Europa. Lo stesso movimento illuminista si comprende soltanto sullo sfondo del cristianesimo, e si deve riconoscere che nell’Illuminismo continuavano a vivere valori profondamente cristiani benché espressi in una forma secolarizzata. Il cristianesimo quindi, inculturandosi nelle civiltà europee, le ha trasformate profondamente e ha inciso nel loro sviluppo fino ad oggi. Non dimentichiamo che dopo il disastro della 2a guerra mondiale, un contributo fondamentale per la ricostruzione dell’Europa occidentale è venuta dall’operato di tre uomini politici quali A. De Gasperi, R. Schuman e K. Adenauer, mediante proprio una voluta rivisitazione di tali radici cristiane. Da sottolineare pure come anche in ambito ortodosso, il cristianesimo sia rimasto la base unificante dei popoli dell’Est dell’Europa, nonostante il lungo periodo dominato dal comunismo. Il ruolo dei monaci e dei monasteri nello sviluppo delle culture europee. Né San Benedetto, né altri fondatori monastici hanno mai avuto l’intenzione di creare una cultura o un’Europa cristiana. Nondimeno i loro ideali evangelici hanno indotto uno sviluppo integrale dell’uomo e delle società europee. Lo svolgimento delle proprie attività principali – le celebrazioni liturgiche e lo studio – ha richiesto dai monaci che essi sapessero o imparassero sia a leggere sia a scrivere, per dotarsi dei libri necessari. I monasteri dettero vita a scuole e non soltanto per i propri monaci, ma aperte anche ad esterni. Furono copiati inoltre codici antichi. Senza questo lavoro saremmo privi di buona parte della cultura latina (quella greca ci è pervenuta anche attraverso i traduttori arabi e i rifugiati, giunti in Europa dopo la caduta di Costantinopoli). I monasteri hanno custodito tutto nelle loro biblioteche e negli archivi, conservando così un patrimonio culturale inestimabile. I monaci secondo la Regola di S. Benedetto devono vivere dal lavoro delle proprie mani. Coltivarono dunque anche campi, allevarono animali. I monaci cistercensi contribuirono in modo notevole allo sviluppo dell’agricoltura introducendo nuovi metodi. I monaci svilupparono da sempre pure l’artigianato. I monasteri ci hanno lasciato un ricco patrimonio culturale e lo sono loro stessi. Inoltre attraverso i monaci è maturata anche una diversa considerazione del lavoro manuale. Esso è stato rivalutato e valorizzato in una cultura dove il lavoro manuale veniva eseguito soltanto dagli schiavi e dalle donne. Tutto è originato da una radice cristiana, promossa dall’esempio di S. Paolo. Radici cristiane nella mentalità europea. I filosofi greci opponendosi alla tradizione religiosa popolare hanno messo al centro del pensiero la ragione. Dall’incontro della fede cristiana con il pensiero filosofico si è sviluppata la teologia, e da questo connubio nasce, in una continua e feconda dialettica, lo sviluppo della filosofia e della teologia occidentale: un processo unico in questo mondo. In altre culture abbiamo, infatti, una tradizione religiosa e culturale che non distingue tra filosofia e teologia. In questo contesto nacque il concetto della persona (Boezio), e su questa base filosofico-teologica maturò il concetto della dignità dell’individuo. Questo è il punto di partenza dal quale si è potuti giungere alla definizione moderna dei diritti dell’uomo. Con ragione i Cinesi dicono che il concetto dei diritti umani sono un prodotto della riflessione occidentale. Lo stesso vale per il concetto della solidarietà, cioè della responsabilità sociale dello Stato per i poveri ed i deboli. È senza dubbio un’eredità del Vangelo. Questo senso di responsabilità è presente anche in altre culture, però la sua origine ultima proviene dalla storia cristiana dell’Occidente. I monaci buddisti…Questo breve testo non è che una riflessione iniziale sulle radici cristiane della cultura europea, soprattutto di quella occidentale, e su un’antropologia basata sul Vangelo. Dove arriveremo se tronchiamo queste radici? In nome dell’Illuminismo, cioè di una ragione pura, fu distrutto un patrimonio culturale incredibile. In quest’epoca contemporanea l’orientamento comune mette al centro, non tanto una ragione astratta, ma piuttosto quella del singolo individuo, ciò conduce ad un individualismo assoluto e perciò può generare un’arbitrarietà assoluta. Sarà sufficiente questo per la salvezza dell’uomo e per la costruzione della società del futuro? Nel 1979 monaci buddisti e shintoisti vennero dal Giappone per cercare le radici dello sviluppo scientifico e tecnico straordinario dell’Occidente. Essi erano convinti che si trovano nel cristianesimo e soprattutto nei monasteri.