“Questo voto mostra tutta la paura dei Paesi dell’Europa orientale, e non solo della Serbia, di perdere la propria identità all’interno dell’Unione europea. Per questo si aggrappa ai gruppi ultraradicali. È un messaggio all’Europa perché rispetti la loro cultura e identità”. Spiega così mons. Stanislaw Hocevar, arcivescovo metropolita di Belgrado, i risultati definitivi delle elezioni, di domenica 28 dicembre, in Serbia Montenegro che sanciscono l’avanzata del partito radicale serbo (82 seggi) di Seselj e del partito socialista di Milosevic (22 seggi), entrambi detenuti all’Aja con l’accusa di genocidio e crimini di guerra. Seggi che con molta probabilità non consentiranno alle due formazioni di guidare un nuovo Governo. Un quadro a tinte fosche ma con diverse luci. “Se da una parte il risultato può apparire pericoloso per la forte avanzata dei radicali aggiunge l’arcivescovo – dall’altra il blocco democratico si dovrebbe confermare abbastanza forte e capace di costituire il nuovo Governo con l’appoggio degli altri partiti democratici disposti a collaborare. Purtroppo molte coalizioni che in passato si erano adoperate per il Governo non hanno superato la soglia di sbarramento del 5% dei suffragi. Tra queste anche quella formata dalle minoranze etniche. Sono molti quelli che vedono il futuro della Serbia-Montenegro nell’Unione europea”. Una nota positiva di queste elezioni, è stata “l’alta percentuale di votanti”, circa il 60%, per mons. Hocevar, “un buon segno che mostra la motivazione della popolazione”. “Il nostro Paese conclude – sta vivendo un momento di transizione molto forte”.