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I valori cristiani fondamentali per il successo dell’allargamento” “
E’ interamente dedicato all’allargamento dell’Unione europea e al rapporto con “i Paesi vicini” il numero speciale di dicembre 2003 di “Europe infos”, mensile della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) e dell’Ufficio cattolico d’informazione e d’iniziativa per l’Europa (Ocipe). Il prossimo 1° maggio Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia ed Ungheria faranno il proprio ingresso nell’Unione ed essa “compirà un ulteriore passo verso un’identità comune con l’adozione del suo Trattato costituzionale” scrivono nell’editoriale Noël Treanor , segretario generale Comece e direttore del mensile, e Jan Kerkhofs , caporedattore. Dunque “un anno di transizione” il 2004, nel quale occorrerà anche definire “il tipo di legame da stabilire con i ‘nuovi’ vicini dell’Est e del Sud” per creare quella “‘cerchia di amici’ caratterizzata da relazioni strette e pacifiche” auspicata dalla Commissione europea, si legge ancora nell’editoriale. A tale fine, oltre a “considerevoli risorse finanziarie ed un’enorme volontà politica” occorre riconoscere “l’importanza dei valori cristiani come fondamento solido del dialogo permanente e dell’impegno a lungo termine richiesti per il successo di questa politica”. In tale prospettiva “gli ambiti del religioso e del politico sono entrambi sfidati: quello religioso ad assumersi le proprie responsabilità in quello che sembrava essere un progetto essenzialmente economico e politico; quello politico a rispettare e favorire il ruolo specifico della religione in questo progetto”. Presentiamo alcuni spunti di riflessione contenuti nello speciale. pace, libertà e diritti dell’uomo. Secondo Joseph Raber si tratta soprattutto di “definire una proposta coerente da indirizzare ad un’area geopolitica complessa che va dalla Russia al Marocco e che può essere definita ‘una regione paneuropea e panmediterranea’”. Tra i Paesi da considerare come ‘vicini’ figurano, infatti, la Turchia, i Balcani occidentali e i Paesi del Caucaso meridionale, oltre a nazioni occidentali come la Svizzera, la Norvegia e l’Islanda. Quali i valori comuni in un’area così eterogenea? Innanzitutto, rileva Raber, “un progetto politico fondato sui diritti dell’uomo, le libertà fondamentali e lo stato di diritto. Le quattro libertà (circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi e delle persone) ne costituiscono il perno”, ma la strategia “dovrà prendere in considerazione anche lo sviluppo della società civile, della ricerca, della cultura e dei media, la cooperazione giudiziaria, la lotta contro terrorismo e criminalità, l’immigrazione clandestina e la prevenzione di conflitti”.A Est e a Sud dell’Europa. Per il card. Lubomyr Husar, capo della Chiesa greco-cattolica d’Ucraina, il suo Paese, “libero da 12 anni e ancora privo di un’autentica democrazia e del libero mercato”, dall’Europa si attende soprattutto “comprensione” per le sofferenze subite, ma anche “aiuto” per “ritrovare la dignità personale di un popolo che non vuole più essere considerato una vittima senza avvenire”. L’urgenza di “rivitalizzare la cooperazione euromediterranea, nata con il processo di Barcellona” per promuovere, innanzitutto, “la pace e la stabilità, oltre alla democrazia e ai diritti dell’uomo” è stata rilanciata da Bichara Khader, direttore del Centro studi e ricerche sul mondo arabo contemporaneo dell’Università cattolica di Lovanio, “Assistiamo a timide riforme politiche in alcuni Paesi arabi, ma altrove denuncia Khader – regimi autoritari continuano ad incatenare i sistemi politici”. “L’Unione conclude deve aiutare le società civili, senza paternalismo o arroganza, ad occupare il posto che spetta loro nello spazio mediterraneo” e a “promuovere la democrazia e i diritti”.Chiesa e società. A seguito dell’allargamento a venticinque, la presenza ortodossa sarà più significativa nell’Unione europea, ma ciò, secondo Thomas Bremer, docente di teologia ecumenica alla Facoltà di teologia cattolica dell’università di Munster, non costituirà un problema. Anzi: “Le relazioni tra Chiese possono influenzare positivamente l’evoluzione delle società nei nuovi Paesi” afferma, citando l’esempio dei buoni rapporti instauratisi negli ultimi anni tra le Chiese cattolica e ortodossa di Serbia. “Le relazioni ecumeniche possono contribuire a facilitare i processi politici e sociali favorendo, tra l’altro, una sensibilità maggiore verso le altre Chiese”. A tale fine, tuttavia, occorre superare nell’opinione pubblica ogni diffidenza “approfondendo la conoscenza reciproca tra Chiesa cattolica e ortodossa” attraverso “scambi e gemellaggi tra parrocchie, cooperazione universitaria, umanitaria e sociale”.