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Non solo un uso critico” “

Educare ai media per educare alla cittadinanza e alla democrazia” “” “

Non più spettatori passivi o utenti inconsapevoli: l’educazione ai media deve condurre, attraverso la conoscenza critica del loro linguaggio e delle tecniche impiegate, e attraverso l’analisi dei valori che essi trasmettono e della loro influenza sugli stili di vita, ad un utilizzo responsabile e attivo degli strumenti della comunicazione e delle nuove tecnologie. In un recente contributo alla direttiva europea “Televisione senza frontiere” (elaborata nel 1985 e aggiornata nel 2003), il gruppo di lavoro sulla società dell’informazione della Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea) ha ribadito che “non si tratta soltanto di acquisire un atteggiamento critico. L’educazione ai media è anche un fattore di bene comune per la società nel suo insieme. E’, innanzitutto, educazione alla cittadinanza e alla democrazia”. In tale prospettiva Signis, associazione cattolica mondiale per la comunicazione nata nel 2001 dalla fusione delle due organizzazioni Unda (Associazione cattolica internazionale per la radio e la televisione) e Ocic (Organizzazione cattolica internazionale per il cinema), è da oltre trent’anni impegnata nell’ambito dell’educazione all’utilizzo di radio, cinema, televisione e, ultimamente, di Internet. Le esperienze di Malta… Dall’ottobre 1981 le scuole cattoliche dell’isola insegnano “educazione ai media” fin dalle elementari, secondo un programma basato sulla convinzione che l’utilizzo di tali strumenti sia un’esperienza divertente per ogni bambino. “La familiarità dei bambini con la civiltà audiovisiva tende ad essere maggiore di quella dei docenti” che non devono guardare agli alunni come “a vittime senza speranza o a passive carte assorbenti”, ma semplicemente “accompagnarli nel percorso di ricerca” avvertono Joseph Borg e Mary-Anne Lauri, esperti in materia e autori di un manuale dal titolo “Esplorando i linguaggi dei media”. Il programma didattico di secondo livello, rivolto ai ragazzi tra gli 11 e i 12 anni, si articola in quattro moduli. Il primo è incentrato sugli aspetti formali, con l’obiettivo di “avvicinare” gli allievi ai linguaggi dei media; segue lo studio dei contenuti che si propone di aiutare gli studenti a valutare criticamente i messaggi veicolati. Lo stadio successivo riguarda le testate e i soggetti che “producono messaggi”. Infine, gli studenti stessi vengono “invitati a scrivere con i media” divenendo essi stessi “autori”. …e dell’Italia. Sorta nel 1996, l’Associazione italiana per l’educazione ai media e alla comunicazione ( Med), promuove, attraverso il contributo di docenti, ricercatori ed esperti del settore, giornate di studio, corsi di formazione e aggiornamento per insegnanti, cura la pubblicazione di ricerche e manuali e, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, organizza un master in “Media education”. L’associazione, che conta sul territorio nove sezioni regionali, ha elaborato nei mesi scorsi un piano nazionale per l’educazione dei giovani ai media destinato ai responsabili della scuola e della politica. I rischi di Internet. Saft (Sicurezza, consapevolezza, fatti e strumenti) è il programma che, con il sostegno dell’Unione europea, riunisce sette partner in Danimarca, Irlanda, Islanda, Norvegia e Svezia al fine di sensibilizzare adulti e giovani sull’uso di Internet. Da una recente indagine emerge che in questi Paesi il 97% dei ragazzi tra i nove e i sedici anni utilizza il computer e, soprattutto, spiega Bjorn Kvernberg, direttore di Mmi Norvegia, l’istituto di ricerca che ha curato lo studio, “i genitori conoscono poco ciò che i loro figli fanno su Internet”. Il 44% dei giovani navigatori ha incontrato accidentalmente un sito pornografico e il 30% ha visitato siti dai contenuti violenti, ma soltanto il 15% dei genitori ne è al corrente. Eppure, secondo Elisabeth Staksrud, coordinatore del progetto Saft, “solo parlando con i figli i genitori possono metterli in guardia dai rischi legati all’uso della rete” ribadendo che “le regole di vita che hanno loro insegnato valgono anche per Internet”. Per una maggiore sicurezza in Internet il progetto prevede la costruzione (già avviata) di un portale sull’argomento, e la preparazione di un kit informativo destinato agli insegnanti.