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I sindacati scendono in campo ” “per l’Europa sociale” “” “
La Ces (Confederazione europea dei sindacati, fondata nel 1973, rappresenta 53 milioni di lavoratori e si compone di 58 confederazioni nazionali di 28 paesi e conta 14 Federazioni europee) ha indetto per i giorni 2 e 3 aprile una mobilitazione straordinaria in tutto il continente per sostenere il processo di integrazione comunitaria, fondato sui diritti dei cittadini e dei lavoratori, attento a uno sviluppo economico sostenibile e volto a creare una maggiore coesione sociale. due giorni in piazza nelle capitale europee. A spiegare l’iniziativa che intende superare i confini nazionali è il segretario generale della Ces, John Monks. Dal quartier generale di Bruxelles invita i sindacati nazionali a creare “manifestazioni di massa in tutte le capitali e a organizzare conferenze e convegni informativi per intensificare la presa di coscienza dei lavoratori sulle sfide dell’integrazione”, mettendoli in guardia da una gestione economica esclusivamente liberista, improntata al solo utile d’impresa. Tra le parole d’ordine della due-giorni transnazionale, la Ces indica la democrazia, l’equità, la libertà, la tolleranza, il lavoro. “L’Europa sociale è minacciata nei sistemi nazionali di contrattazione collettiva e si sicurezza sociale degli Stati membri – avverte Monks -. I governi tendono a minare le basi del welfare, a privatizzare progressivamente i servizi pubblici, a mortificare le misure di protezione sociale”. Per questo il sindacato alza la voce: “Il mercato unico avrebbe dovuto portare con sé grandi cambiamenti e ristrutturazioni positive a vantaggio dei lavoratori. Inoltre il prossimo ingresso di dieci Paesi nell’Ue accelererà i movimenti di capitali e di persone”. La Ces sostiene che in vista di questi cambiamenti occorre dare all’Unione una Carta costituzionale che sancisca i diritti e i doveri dei cittadini, favorisca il dialogo tra le parti, sostenga le contrattazioni collettive e garantisca il rinnovo complessivo delle forme di Stato sociale e livelli adeguati di servizi essenziali agli individui e alle famiglie. Un’Unione “orientata socialmente”. La Ces, assieme all’Unice – la forma di rappresentanza europea dei datori di lavoro -, partecipa al dialogo sociale in ambito Ue e viene consultata in vista delle più importanti decisioni di politica economica, monetaria e occupazionale (si pensi, ad esempio, alla “strategia di Lisbona” per fare dell’Ue, da qui al 2010, l’economia più competitiva fondata sulla conoscenza e la valorizzazione delle risorse umane). Proprio in tale veste, la Confederazione chiede una immediata ripresa delle trattative per la Costituzione, che vorrebbe “orientata socialmente”. Per questo “è necessario far corrispondere le politiche e gli strumenti dell’Ue, ai suoi grandi obiettivi” di sviluppo economico-sociale, tutela dei cittadini, protezione dei diritti, difesa dei consumatori, tutela ambientale. La Ces non è certo nuova a questi temi. Nel corso dell’ultimo congresso continentale, svoltosi nel giugno 2003, erano state infatti definite le cinque priorità d’azione dell’associazionismo sindacale per i prossimi anni, anche per dare nuovo impulso alla modernizzazione dell’Europa nel quadro delle relazioni politiche ed economiche mondiali. Cinque priorità per l’azione sindacale. La Ces domandava anzitutto, alla vigilia della Conferenza intergovernativa e della stesura della Costituzione, “l’inserimento della Carta dei diritti fondamentali nel Trattato costituzionale e lo sviluppo di una concezione moderna della piena occupazione e della solidarietà tra le generazioni”. In secondo luogo, anche al fine di porre termine alla concorrenza fiscale generalizzata tra i diversi Stati membri, si incoraggiava “un più assiduo coordinamento nei vari settori” produttivi e commerciali. Il dialogo sociale è l’elemento centrale su cui verte la terza linea operativa Ces, per promuovere “l’ampliamento e il rafforzamento del settore delle relazioni professionali europee”. Nel quarto capitolo, intitolato “Europa e mondializzazione”, il congresso della Confederazione chiedeva all’Unione “di promuovere misure per la protezione dei lavoratori in caso di crisi e di poter individuare un ruolo guida nel modello sociale europeo”. Il rafforzamento della Ces e dell’identità sindacale europea era il quinto elemento, mediante il quale il congresso chiedeva “un rafforzamento della capacità di azione a livello Ue per quanto concerne la politica sociale e occupazionale”.