Anglicani: "improbabile" una divisione e Sinodo ” “

“Improbabile”. Così il “Servizio di informazione” della Comunione anglicana definisce la probabilità che una terza provincia (le altre due sono Canterbury e York) si formi all’interno della Chiesa di Inghilterra a causa della possibile ordinazione di una donna vescovo nella provincia. La precisazione arriva in seguito ad un incontro che i vescovi della Chiesa di Inghilterra – riuniti nella “House of bishops” – hanno tenuto la settimana scorsa. L’idea di una terza provincia con un arcivescovo indipendente dal primate anglicano Rowan Williams e con vescovi e pastori propri è contenuta in un rapporto preparato da una commissione guidata dal vescovo di Rochester Michael Nazir Ali. Questa provincia dovrebbe ospitare tutti gli anglicani contrari all’ordinazione delle donne vescovo. Alla “House of bishops” è stato chiesto di presentare al Sinodo generale un rapporto contenente tutte le questioni teologiche in merito alla ordinazione di donne vescovo. Il testo rappresenta tutte le posizioni, inclusa la possibilità “estrema” di una scissione all’interno della Comunione che però – precisa il portavoce Steve Jeckins – rimane “improbabile”. Intanto dal 9 al 13 febbraio è in programma il Sinodo Generale per discutere se accettare il primato del Papa. Un rapporto unificato steso da Chiesa Cattolica e Chiesa di Inghilterra sostiene che il Papa dovrebbe venire riconosciuto come “primate universale” dagli anglicani purché devolva molti suoi poteri a Vescovi e a Chiese locali. Il ruolo del Pontefice è da sempre uno dei nodi cruciali del dialogo ecumenico che continua da trentacinque anni nella commissione interreligiosa “Arcic”. È significativo che una parte della chiesa di Canterbury sia disposta anche ad accettare, su alcune questioni di dottrina, l’infallibilità della Chiesa. L’organo centrale della Chiesa anglicana che è composto da Vescovi, pastori e laici prenderà anche in considerazione una nuova legislazione del lavoro che consentirebbe ai pastori di portare in tribunale i loro Vescovi se pensano di essere stati licenziati senza un vero motivo o trattati male. I sacerdoti anglicani sperano di ribaltare una decisione della Corte di Appello del 1997 che sostiene che non possono ricorrere ai tribunali del lavoro perché il loro datore di lavoro è Dio. I pastori anglicani vorrebbero godere degli stessi diritti degli altri lavoratori tranne il diritto di rifiutarsi di lavorare alla domenica e vorrebbero che astensioni dal lavoro per maternità e paternità e salario minimo entrassero a far parte del diritto canonico. Circa mille di loro sono membri del sindacato “Amicus” secondo il quale i pastori sono spesso vittime di abusi da parte dei Vescovi. Tra gli altri temi in discussione al Sinodo di febbraio, il tema dell’omosessualità, la coabitazione, la nuova legge del governo sull’asilo politico e la liturgia.