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“La dignità umana dei palestinesi deve essere riconosciuta e rispettata, anche se tutti i soldati israeliani vedono in loro il volto di un potenziale terrorista. Ho visto la stessa cosa in Irlanda: alcune persone della mia città dicevano, che siccome ero cattolico, potevo solo pensare come un ‘terrorista’. La tristezza di quei giorni è ritornata nel mio cuore durante la visita in Terra Santa”. A raccontare emozioni e pensieri nati durante il viaggio a Betlemme e Gerusalemme di vescovi dell’Europa e delle Americhe (12-15 gennaio) è mons. Peter Fleetwood, presente all’incontro in qualità di rappresentante del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee). Mons. Fleetwood descrive l’angoscia provata ai check point vissuta quotidianamente dalla popolazione palestinese e la dura lotta dei palestinesi per cercare “soluzioni creative che permettano di trovare nuovi lavori e nuovi modi per guadagnare un magro salario”. Ma soprattutto, tra le tante cose che lo hanno impressionato, mons. Fleetwood considera “una oscenità” il muro “anti-terrorista” che sta costruendo Israele, e conclude ricordando l’invito del Papa: “La Terra Santa ha bisogno di ponti, non di muri”. Anche John Coughlan, portavoce della Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione europea) riporta le sue impressioni, citando i devastanti effetti sociali ed economici provocati dalla violenza nel periodo della seconda Intifada. “Intrappolati dalla violenza racconta impossibilitati a percorrere perfino i sei chilometri che li separano da Gerusalemme, è inevitabile che i giovani palestinesi, che non hanno mai sperimentato la vita normale, vengano catturati da idee politiche radicali e da estremismi religiosi”. E cita le parole di Bessem Khoury, uomo d’affari palestinese: “Una delle sfide più difficili che dobbiamo affrontare come genitori è insegnare ai nostri bambini a non odiare”. La violenza, osserva Coughlan, “distrugge le relazioni familiari, i figli perdono il rispetto nei confronti dei genitori disoccupati, spesso umiliati dalle forze di sicurezza israeliane. Alcuni uomini riversano le loro frustrazioni all’interno delle famiglie, e questo provoca un aumento delle violenze domestiche”. Coughlan conclude ricordando “l’ineludibile” dovere di solidarietà delle Chiese europee nei confronti della “Chiesa madre della Terra Santa”. La Chiesa italiana è già intervenuta con una parte dell’otto mille che è stata destinata alla costruzione di scuole, ospedali e servizi di assistenza; la Chiesa spagnola aveva commissionato ad artisti palestinesi 300.000 rosari in legno d’ulivo per i pellegrini giunti a Madrid lo scorso anno per la visita del Papa, ma soprattutto, come sottolinea il Patriarca Latino di Gerusalemme Michel Sabbah, “la più efficace espressione di solidarietà con la Terra Santa sono i pellegrinaggi”, che stanno lentamente riprendendo, nonostante il persistere di difficoltà con la burocrazia israeliana che scoraggia i visitatori.