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Integrazione fallita?” “

Musulmani in piazza ” “contro la legge che vieta ” “i segni religiosi a scuola” “” “

Parigi, Berlino, Bruxelles. Ma anche Washington e Montreal. I musulmani sono scesi in piazza per manifestare contro la legge francese che vieta i segni religiosi a scuola, e in particolare il velo islamico. A Parigi hanno manifestato in 20 mila, a Berlino in mille ma – precisa il rettore della moschea di Parigi Dalil Boubakeur – la protesta non ha espresso l’opinione “dell’enorme e silenziosa maggioranza dei musulmani” che crede alle “vie democratiche della concertazione e del dialogo”. Abbiamo chiesto un parere a padre Hans Vöcking , co-moderatore del comitato “Islam in Europa” promosso dal Ccee e dalla Kek. Quale Islam è sceso in piazza? “La discussione attorno al velo non è un fenomeno che si registra solo tra i musulmani che vivono in Europa, ma nell’Islam in genere, in Tunisia, Turchia e Indonesia. Il fatto è che sia chi difende la tesi che le donne devono portare il velo sia chi ritiene invece che questo obbligo non sia necessario, entrambi si riferiscono allo stesso versetto del Corano (il versetto 59 della sura 33) che per i primi è un obbligo assoluto e per i secondi solo una indicazione. La discussione rimanda ad un dibattito più ampio. Dietro si nasconde un cambiamento nello statuto della donna all’interno della società musulmana, che si sta avviando da una decina di anni. E tutto questo cambiamento si focalizza sulla questione del velo”. E le manifestazioni? “Le manifestazioni a Parigi, Berlino e Bruxelles sono frutto di una politica promossa da alcune e minoritarie organizzazioni musulmane ed hanno un doppio obiettivo: innanzitutto, vogliono imporre ai musulmani una certa concezione della società islamica che conduce necessariamente verso una sorta di isolamento mettendo chi segue queste direttive al margine delle società occidentali. L’obiettivo conseguente è quello di reclamare uno statuto specifico islamico nella società occidentale”. Era opportuno gestire tutto questo cambiamento con un progetto di legge? “Ritengo che ridurre una discussione così delicata ad un progetto di legge non sia stata una decisione molto prudente. È comprensibile e normale dare una direttiva ai funzionari che lavorano nei servizi pubblici, scuole o sanità, ma procedere con una legge ha significato mettersi automaticamente in un’impasse. Credo piuttosto che sarebbe stato più proficuo lasciare la libertà a ciascuno dei responsabili scolastici decidere cosa fare in merito anche perché portare il foulard a scuola può nascondere spesso la scelta di non partecipare ad alcuni corsi scolastici”. Alcuni dicono che la legge nasconda un fallimento di integrazione… “Se la Francia ha ritenuto formulare una legge che vieta di portare segni religiosi, sicuramente dietro si nasconde un fallimento nel sistema di integrazione tra popoli diversi che vivono su uno stesso territorio. Ma bisogna anche riconoscere che questa mancata integrazione è spesso voluta dagli stessi musulmani che preferiscono al dialogo il settarismo”. Il rettore della moschea di Parigi si è però discostato dalle manifestazioni, invitando i musulmani a non partecipare… “In tutti i Paesi europei, ci sono organizzazioni minoritarie che accanto alla grande maggioranza dei musulmani moderati, prendono posizioni estremiste. È un peccato che questa maggioranza che è poi la rappresentazione dell’ala più moderata e integrata dell’Islam, abbia poca voce e che faccia sempre notizia il movimento più radicale dell’Islam”.