" "" "beni culturali" "
La cura ” “del patrimonio artistico-culturale europeo” “
Le radici cristiane dell’Europa, oggetto di dibattito a proposito della Costituzione europea in via di elaborazione, sono rese evidenti dal patrimonio artistico presente in tutti gli Stati del Vecchio Continente: si tratta di un elemento costitutivo della stessa identità dei popoli europei, forse non adeguatamente valorizzato. Abbiamo chiesto il parere a mons. Giancarlo Santi , direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Cei. L Le pietre ‘parlano’. “La cultura europea fino alla metà del ‘700 è stata determinata dal rapporto con la Chiesa e dalla dimensione religiosa della vita. Tutto il patrimonio monumentale è nato dal mondo ecclesiastico; analogamente è avvenuto nel campo delle arti figurative, musicali e, in larga misura, in campo letterario. Per chi ha occhi sufficienti per vedere, questa è la testimonianza più clamorosa delle radici cristiane dell’Europa: le pietre ‘parlano’ anche se nella Costituzione europea tali radici non sono menzionate. Tra l’altro, questo patrimonio culturale mette in luce la capacità dell’Europa di far incontrare e dialogare diverse espressioni religiose: la presenza in alcuni luoghi di testimonianze artistiche della religione musulmana mescolate a quelle cristiane, evidenziano una capacità di integrazione tra culture, il cui studio potrebbe offrire anche un contributo al dibattito attuale in materia. Il vero problema è mantenere saldi questi legami, far capire che l’identità dei popoli europei è legata alla sua cultura. Per questo è preferibile usare l’espressione inglese di ‘eredità culturale’ piuttosto di quella di ‘beni culturali’ o ‘patrimonio’: la prima ci fa capire che si tratta di un bene di tutti; la seconda contiene un’accezione di tipo economico, di valore commerciale”. Le radici cristiane si esprimono nella cura del patrimonio. “È necessario non fermarsi alle petizioni di principio: insistere sulle radici cristiane dell’Europa deve portarci a una grande cura e rivalutazione della nostra eredità artistica. È di questi giorni la promozione, da parte della Conferenza episcopale italiana (Cei), del censimento delle chiese di cui nessuno conosce attualmente il numero esatto. Valorizzare il patrimonio vuole dire, soprattutto per la Chiesa, sempre e comunque aiutare a riconoscere le radici cristiane. Il rischio è il distacco dalla ricchezza di questa eredità che abbiamo ricevuto e che siamo e il disconoscimento del grande potenziale che reca per lo sviluppo futuro dell’Italia. In Francia, la Conferenza episcopale sta lavorando molto sulla dimensione artistica della tradizione, visibile nei monumenti: davanti a una comunità nazionale che vive il problema di non avere più riferimenti certi nella storia, mettere in luce questo aspetto aiuta a ritrovare radici unitarie”. Due strumenti: i progetti culturali e il coordinamento. “I progetti culturali delle conferenze episcopali dovrebbero evidenziare il legame con questa eredità, oltre che misurarsi con l’attualità: l’attività formativa dovrebbe porre attenzione alla dimensione storica della nostra cultura, il contesto storico nel quale essa è nata e in cui si è espressa. Si tratta di due profili indispensabili. Impegnando progetti, persone, risorse in questa direzione, inoltre, si può dimostrare quanto teniamo alle radici cristiane. Occorre, ancora, coltivare una prospettiva di tipo istituzionale. A livello europeo esistono diversi organismi e persone all’interno delle varie conferenze episcopali che si interessano dei beni culturali: sarebbe utile promuoverne il coordinamento in una sorta di comunità informale, per scambiarsi notizie ed esperienze ed elaborare anche riflessioni comuni su queste materie così come si fa da tempo in altri settori della pastorale, come la catechesi, la carità, le missioni. Creare contatti tra vescovi e delegati per i beni culturali, tra uffici nazionali, tra commissioni nazionali in Europa e dare vita a una concertazione per avere anche una voce più forte in merito alle iniziative europee. Al di là di una matrice culturale comune, inoltre, non c’è una sola tradizione ma tradizioni differenziate, anche in riferimento alla storia delle singole nazioni che vanno conosciute. È importante abituarsi a ragionare insieme”.