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"Non moriremo per Nizza"” “

Il ruolo della Chiesa polacca nel processo di integrazione europea” “” “

Nella lunga transizione che ha portato la Polonia dal regime comunista all’ingresso nell’Unione europea, la Chiesa cattolica ha svolto un ruolo di primo piano sul versante morale, culturale e sociale. Alla vigilia dell’adesione ufficiale del grande Paese dell’Est all’Ue (fissata per il 1° maggio) mons. Tadeusz Pieronek , rettore dell’Accademia teologica pontificia di Cracovia, ha ripercorso l’ultimo decennio di storia nazionale con una relazione recentemente svolta nella sede del Parlamento di Strasburgo intitolata: “Il ruolo della Chiesa cattolica polacca nel processo di integrazione europea”. I Il dibattito sull’adesione all’Unione. “L’integrazione della Polonia nell’Unione europea è una questione di assoluta rilevanza, che ha interessato tutti gli ambiti della vita nazionale e coinvolto molteplici soggetti”, ha esordito il Vescovo. Agli inizi degli anni Novanta il Paese era in pieno travaglio, essendo appena uscito da una lunga fase di regime e almeno fino al 1997, secondo Pieronek, il dibattito interno su questo tema stentava a decollare. “Apparentemente tutte le forze politiche e sociali interne erano a quel tempo favorevoli all’adesione alla comunità. Animate discussioni sorsero però solo quando si cominciò a considerare più da vicino tutti gli aspetti e le novità che tale decisione avrebbe comportato”. La stessa Chiesa cattolica inizialmente “non alimentò il dibattito sull’integrazione, ma prese nota dei ripetuti interventi in proposito da parte di Giovanni Paolo II”, il quale appariva piuttosto favorevole all’ingresso, sottolineando “le speranze e le aspirazioni della Chiesa in relazione al cammino unitario”. Monsignor Pieronek ha citato tre importanti discorsi del Papa sul tema: il primo datato addirittura 1979, quindi prima della caduta del Muro di Berlino; il secondo davanti al Parlamento polacco nel 1999. “Nel frattempo crescevano le perplessità, se non addirittura atteggiamenti ostili”, che nel Paese potevano contare anche su alcune frange di cattolicesimo “timoroso delle novità e avverso agli stranieri”. Il terzo nel giugno del 2003. Il ruolo di Giovanni Paolo II. Più articolata, invece, la posizione ufficiale della gerarchia, che peraltro non mancava di fare riferimento sia agli aspetti positivi che ci si poteva attendere dall’adesione, sia a quelli negativi. Memorabile in tal senso, secondo Pieronek, un discorso pubblico tenuto nel 1995 dal primate, cardinale Glemp, “che sottolineò le preoccupazioni per la mancanza di valori e riferimenti cristiani” in varie parti della legislazione comunitaria, soprattutto “in materia di difesa della vita, del matrimonio, della famiglia e dell’educazione”. Il terzo, fondamentale, discorso del Papa “si ebbe infine durante il pellegrinaggio dei connazionali a Roma per i 25 anni del pontificato. Le sue parole furono interpretate come un inequivocabile sostegno all’ingresso della Polonia nell’Ue e ciò influenzò non poco la riuscita del referendum di adesione svoltosi pochi giorni dopo, il 7 e 8 giugno 2003”. Pieronek ricorda il messaggio del Papa: “La Polonia – affermò Giovanni Paolo II in piazza San Pietro – è sempre stata una parte importante dell’Europa e oggi non si può escluderla da questa grande comunità che, sebbene pervasa da elementi di crisi, forma un’unica famiglia di nazioni basata sulla comune tradizione cristiana. Entrare nell’Unione europea con pari dignità con altri Stati è un segno della giustizia storica per la nostra e per tutte le nazioni slave – aggiunse il Papa – e d’altro lato è una possibile risorsa di arricchimento per il continente. L’Europa ha bisogno della Polonia. La Chiesa in Europa ha bisogno che il popolo polacco testimoni la fede”. Il futuro dell’Europa e le sue radici cristiane. Negli ultimi mesi, naturalmente, la situazione è andata mutando e il dibattito a livello nazionale ha preso quota, soprattutto con riferimento “alle trattative per giungere alla Costituzione europea” e in considerazione dei benefici di tipo economico, sociale e culturale che porterebbe al Paese la presenza nell’Ue. “In questa direzione si sta muovendo la Chiesa polacca” – ha spiegato – “senza tralasciare di esprimere insoddisfazione per il mancato riferimento alle radici cristiane del continente nella bozza di Costituzione”. Gli “orizzonti di sviluppo e di speranza” che l’Ue prospetta al Paese raccolgono il favore della comunità cristiana polacca, ma la conclusione della relazione a Strasburgo di Pieronek – facendo riferimento al Trattato di Nizza e alle polemiche che hanno accompagnato il fallimento del summit di Bruxelles dello scorso dicembre – è emblematica: “Noi non moriremo per Nizza, ma siamo pronti a farlo in nome della nostra fede”.