Mentre l’Assemblea nazionale esamina il progetto di legge sul divieto dei “segni religiosi” a scuola, i quotidiani francesi si interrogano sul profondo dibattito suscitato, in Francia e in altre parti ‘Europa e del mondo, sulla questione del “velo” islamico, oggetto anche di recenti manifestazioni di piazza. “Velo e controllo sessuale”, si intitola un articolo firmato da Francis Fukuyama su Le Monde (4/2), in cui l’autore dell’articolo fa notare: “Alcune manifestazioni hanno avuto luogo in Europa e in Medio Oriente per protestare contro il progetto del governo francese di vietare ai giovani musulmani di portare il velo nelle scuole pubbliche. Questa lotta fa parte di una lotta più vasta che si sta svolgendo in tutta l’Europa ed il cui oggetto è l’identità culturale del continente”. Di “introvabile laicità”, sempre sullo stesso quotidiano, parla Bruno Mattei, secondo il quale “la questione da porsi collettivamente, in prima urgenza, per evitare inconvenienti più gravi, è quella della crisi dei valori comuni che erano a fondamento del patto repubblicano e della sua scuola e che avrebbero dovuto arricchire il senso originale della laicità”. E proprio su questo tema si sofferma La Croix (3/2), che a proposito dei lavori dell’Assemblea nazionale titola: “Laicità: i reputati e la loro anima e coscienza”, per riferire di un dibattito, come quello sul velo, che tocca “le convinzioni profonde di ciascuno” ed “oltrepassa largamente gli ambiti politici abituali”. Il “cambio di strategia” della Casa Bianca in merito all’inchiesta sulle armi di distruzione di massa in Iraq è l’argomento dell’editoriale di Andrea Lavazza, che su Avvenire(31/1) commenta : “Probabilmente è poco per chi ha criticato l’intervento, mentre è più che sufficiente per coloro che l’hanno appoggiato”. Un’ “inchiesta intelligente”, la definisce l’ Herald Tribune (4/2),che apprezza “l’intensa pressione” della Casa Bianca in materia e sottolinea come “il primo e più urgente dovere della nuova commissione dovrebbe essere quello di fornire un resoconto pubblico sull’Iraq”. Di politica internazionale scrive su La Vanguardia (1/2) Mario Soares: “ dopo l’11 settembre la politica di Bush divise la coalizione e ha incrementato l’astio in tutto il mondo islamico”. Secondo Soares, già presidente del Portogallo, “l’unilateralismo della sua politica e la sua dottrina della guerra preventiva hanno fornito argomenti alla violenza in aumento nel conflitto palestino-israeliano. La cosa certa è che il guazzabuglio di parole sull’Iraq peggiora ogni giorno andando verso una guerra di interessi”. Sull’allargamento dell’Europa si sofferma, invece, l’eurodeputato socialista francese Sami Nair che sul quotidiano El Periodico (31/1) mette in rilievo come “l’integrazione dei nuovi membri all’Ue crei una crisi di identità, perché i Paesi dell’Est vogliono il mercato europeo e l’aiuto finanziario ma rifiutano l’unione politica, sociale ed strategica”. Si ha l’impressione che “l’allargamento sia stato, forse, un poco precipitoso e obbedisce più ad interessi delle multinazionali che ad una autentica visione strategica europea”. I commenti della stampa tedesca sono dedicati in buona parte a Armin Meiwes, il “cannibale di Rotenburg” (uccise e mangiò il suo compagno) che è risultato capace di intendere e di volere; non può essere internato in una struttura idonea ed è stato condannato ad una pena relativamente mite per via del presunto consenso della vittima. “ Il caso rende evidenti i limiti naturali del diritto penale e quelli del tribunale“, scrive Mü (31/1) sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz). “ Non solo la difesa, che vede nell’accaduto un ‘omicidio su richiesta’, ma anche il presidente della corte ha parlato di un patto tra l’autore del delitto e la sua vittima, di “prestazione e controprestazione“. Se l’istanza superiore non deciderà diversamente, aggiunge “ il cannibale che ha collaborato con gli investigatori, sarà libero tra pochi anni“. Un commento a firma Gey sottolinea un ulteriore aspetto: “ Per molti commentatori” è evidente “ come le linee di questa sentenza possano essere applicate nei confronti dell’eutanasia, visto che a Rotenburg non c’è stata una vittima ma un fatto tra due persone che ‘volevano entrambe qualcosa’, come dichiarato dal giudice che ha respinto la tesi dell’omicidio“. Anche il settimanale Der Spiegel (2/2) si occupa della questione, con un articolo di Gisela Friedrichsen: “ Dunque qualsiasi criterio per distinguere la normalità dall’anormalità, quel ch’è giusto da quel ch’è sbagliato, l’etica e la moralità è perso per sempre?”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1269 N.ro relativo : 9 Data pubblicazione : 06/02/2004