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Tre anni di preparazione alla terza assemblea ecumenica europea” “” “
Lo stato dell’ecumenismo in Europa, il contributo delle Chiese cristiane alla Convenzione europea e la preparazione della terza Assemblea ecumenica europea. Sono alcuni degli argomenti che il comitato congiunto del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e della Conferenza delle Chiese europee (Kek) hanno affrontato nel corso di un incontro che si è svolto a Kamien Slanski (Polonia) dal 29 gennaio al 2 febbraio. INSOPPORTABILE, UN’EUROPA UNITA CON LE CHIESE DIVISE. “Un’Europa politica unita con le Chiese divise sarebbe insopportabile”. Con queste parole, il vescovo AMÉDÉE GRAB, presidente Ccee ha aperto un intenso dibattito sulla situazione dell’ecumenismo in Europa, indicando, tra l’altro, le sfide poste alle Chiese dal contesto multireligioso e dal processo di riunificazione europea. Poiché è stato detto – molte divisioni a livello teologico “hanno spesso la propria radice in motivi storici, culturali, giurisdizionali, psicologici”, Ccee e Kek hanno sottolineato l’importanza di “superare le controversie attraverso dialoghi profondi e corresponsabili”. Riguardo alla Convenzione europea, i membri del comitato hanno espresso “soddisfazione” per l’art. 51 relativo al riconoscimento giuridico delle Chiese e la libertà religiosa. “Resta aggiungono le Chiese – la domanda sul perché ci sia una sorta di ‘allergia’ al riconoscere il fatto storico della presenza del cristianesimo come elemento costitutivo della storia del continente”. Ma perché “il contributo al futuro dell’Europa sia efficace”, Ccee e Kek ritengono necessario che le Chiese “trovino punti di accordo sui temi che oggi ancora le vedono divise (soprattutto in ambito etico e dei valori)”. Per questo “occorre intensificare la collaborazione e proseguire con serietà i dialoghi per comprendere più profondamente questioni come l’Eucarestia, i ministeri, Maria”. OSTACOLI ALL’ECUMENISMO. Accanto a queste sfide, il METROPOLITA DANIEL di Moldavia e Bucovina, membro del Presidium della Kek, ha indicato altri due ostacoli dell’ecumenismo oggi: il fondamentalismo religioso e il proselitismo aggressivo delle “sette”. “Creati da Dio che è comunione di tre persone, noi possiamo esistere solo in comunione”, ha affermato. Per questo occorre superare le controversie attraverso dialoghi profondi e corresponsabili e vivendo una spiritualità autentica. Dal dibattito è emerso anche che oggi c’è il rischio che l’ecumenismo non sia più una priorità delle Chiese che, preoccupate per la propria sopravvivenza e per la propria identità, si ritirano dal dialogo, come se questo rappresentasse una minaccia. “Esistono delle paure tra di noi, paura gli uni degli altri perché non ci sentiamo accettati” e, ha aggiunto il Cardinal Husar, Ucraina, “forse non desideriamo abbastanza fortemente l’unità, pensando che essa ci possa essere data facilmente, senza sforzi, senza sacrifici”. TERZA ASSEMBLEA ECUMENICA EUROPEA. Dopo Basilea, 1989, Graz nel 1997, le Chiese cristiane europee si danno un nuovo appuntamento. Questa volta, però, l’Assemblea non sarà un unico evento, ma un vero processo che condurrà le Chiese per un triennio (2005-2006-2007) a riflettere, a livello locale, nazionale, regionale ed europeo, sul tema “Cristo è la luce del futuro” e sulle responsabilità e il contributo che i cristiani possono portare oggi in Europa. Due sono quindi gli elementi principali: da un lato approfondire insieme la riflessione teologica, attorno a un tema centrale della fede cristiana, Gesù Cristo; dall’altro interrogarsi sul contributo, la “luce” che il cristianesimo oggi può offrire all’Europa e al mondo. Questo cammino dovrà portare le Chiese a incontrare le tradizioni spirituali cristiane che hanno costituito l’Europa e le esperienze ecumeniche esistenti. A un gruppo di lavoro è stato affidato l’incarico di elaborare la proposta che sarà ufficialmente presentata in autunno. Questo processo porterà avanti il percorso fatto fino a qui dalla Charta oecumenica, che resta come documento di riferimento per il cammino di riconciliazione tra le Chiese in Europa. Il comitato Ccee-Kek è l’unica realtà ufficiale in Europa in cui sono rappresentate le principali tradizioni delle Chiese. È perciò un segno di speranza chiamato ad avere un ruolo maggiore nella riflessione sulla “riconfigurazione” delle strutture ecumeniche esistenti oggi.