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‘Centros de estudios europeos’: ” “l’esperienza di un’università spagnola ” “” “
L’Europa dei popoli e delle culture e non solo dell’Euro e delle economie. L’Europa che nasce dallo studio e dalla conoscenza delle identità che la compongono. E’ il progetto che, ormai da anni, porta avanti il “Centros de estudios europeos” (Centro studi europei) dell’università spagnola di Navarra ma con sede a Pamplona. Un impegno che è valso al suo direttore, Enrique Banùs Irusta, la cattedra ‘ad personam’ Jean Monnet di Studi Europei conferita dalla Commissione europea. Il Centro offre corsi di studio agli studenti sull’Europa, organizza convegni e seminari di studio e compie un monitoraggio su come si vive in Europa. All’interno del Centro anche una fornita banca dati con tutti documenti delle istituzioni europee. Enrique Banùs Irusta ha spiegato al Sir che l’idea è di promuovere “la dimensione europea” in tutti gli studi e corsi universitari. Per conoscere di più il Centro: www.unav.es/cee Perché tutta questa attenzione all’identità europea e all’azione culturale piuttosto che agli aspetti economici e politici? “Semplicemente perché vogliamo ricordare ancora una volta che l’Europa non è solo un progetto monetario, economico e politico. L’Europa, è bene ricordarlo, prima di tutto è un Continente dove vivono persone radicate in molte culture, con degli elementi comuni, testimoni di secoli di dialogo, incontri ed scambi”. Molti Paesi che fanno parte dell’allargamento temono, una volta in Europa, di perdere la propria identità religiosa e culturale di fronte al cosiddetto secolarismo occidentale. Condivide questa paura? “O paura o speranza: questa è l’alternativa. Non dovrebbero essere marcati dalla paura a perdere qualcosa ma dalla speranza di trasmettere qualcosa. Se la loro identità è forte e certa, debbono essere coscienti che hanno tanto da dare: l’allargamento è motivo di speranza per una Europa occidentale un po’ stanca, un pò invecchiata. Credo, inoltre, che il secolarismo non li influenzerà molto di più o di meno di quanto non faccia già oggi. Tutto dipenderà dalla loro forza interiore nel fronteggiare i problemi, nell’implementare le proprie grandi potenzialità e colmare eventuali carenze”. Come immagina l’Europa dei 25? “Un posto accogliente e libero per tutti i cittadini e le cittadine, siano o meno nati e nate nel Vecchio Continente. Uno spazio di dialogo e di dialoghi, un fattore importante di pace a livello internazionale, una terra con personalità, con creatività e con gioia di vivere e di dare vita. Un Continente ricco di speranza e povero di egoismo”. Quale contributo offre il Centro di studi europei a questo ‘sogno’? “Lo studio innanzitutto. Nel Centro offriamo due corsi dell’Università di Navarra che si integrano con qualsiasi altra facoltà. Si tratta del “Certificato di Studi Europei” e, riservato ai giornalisti, abbiamo il ‘Certificato in informazione comunitaria’, pensato anche per chi si prepara a questa professione”. Perché tutta questa attenzione all’informazione? “Riteniamo che l’informazione sulla realtà europea così come si presenta oggi mostri dei deficit seri che vanno colmati con lo studio e la formazione. La conoscenza del progetto europeo, infatti, deve far parte del bagaglio professionale di un comunicatore oltre che della cultura generale di un universitario”. In che modo ricercate l’integrazione nel Centro? “È molto importante per la dimensione europea e l’integrazione la presenza di studenti provenienti da altri Paesi europei, una delle priorità della nostra università. Ma non basta. Alcune lauree hanno già nel curriculum materie collegate a temi europei. Per tutti i nostri studenti, infine, tre corsi che introducono alla storia della costruzione europea, delle sue Istituzioni e del diritto. Ampio spazio viene dedicato anche alle politiche comunitarie”.