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A partire dal 1° maggio” “

La Commissione chiede maggior sostegno economico per l’Europa dei 25″ “” “

Una proposta “ambiziosa e realistica allo stesso tempo”. La Commissione ha presentato martedì 10 febbraio, durante la seduta del Parlamento a Strasburgo, la “comunicazione” che delinea le prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013, con misure di bilancio necessarie per sostenere l’economia continentale e per estendere le politiche comunitarie ai dieci nuovi “soci” dell’Unione europea allargata. Parlamento e Consiglio avranno tempo per proporre gli aggiustamenti necessari, approvare e rendere operativo il documento entro la fine del 2006. maggiori risorse per le politiche comunitarie. Nel documento steso dall’Esecutivo si insiste su un principio: la “casa comune” europea, che dal 1° maggio passerà da 15 a 25 Stati e che entro due anni dovrebbe inglobare Romania e Bulgaria, ha bisogno di risorse aggiuntive. Per accrescere la coesione tra le economie dei diversiPpaesi, per estendere le politiche comuni ai nuovi arrivati, per rendere effettiva la cittadinanza europea per 450 milioni di abitanti, l’Esecutivo propone di aumentare i trasferimenti degli Stati verso Bruxelles (i quali costituiscono la principale fonte di entrata per il budget Ue) dall’attuale 1% annuo del Prodotto interno lordo all’1,15%. La Commissione ha scelto una linea di compromesso (il massimo che avrebbe potuto preventivare, stando ai Trattati, era l’1,24%), posizione che ha riscosso il sostegno del presidente dell’Europarlamento, Pat Cox. Fredda, se non apertamente contraria, l’accoglienza riservata al documento da parte dei sei Stati (Germania, Francia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Austria, Svezia) che, a dicembre, avevano chiesto di congelare le cifre del bilancio. Bocciature al testo sono già arrivate dal ministro tedesco delle Finanze Hans Eichel e dal Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown. I numeri proposti dalla Commissione lievitano dai 124,6 miliardi di euro del 2007 ai 143,1 del 2013. Le spese dell’Ue si dirigeranno ancora principalmente verso la politica agricola, che assorbe circa il 40% delle risorse, quindi verso i fondi strutturali e le politiche di coesione, le politiche “interne” (ad esempio energia e infrastrutture per i trasporti), gli aiuti umanitari. In forte crescita gli investimenti per ricerca (+200%) e istruzione (+300%). Le tre priorità indicate dalla Commissione. La Commissione vede tre grandi priorità nel futuro dell’Unione: favorire lo sviluppo sostenibile, tradurre in pratica il concetto di cittadinanza europea, rafforzare il ruolo dell’Ue sulla scena mondiale. Intervenendo davanti all’Europarlamento, il presidente della Commissione Romano Prodi ha indicato le sfide che l’Unione si troverà dinanzi a partire dal 1° maggio, quando i confini Ue comprenderanno altri 10 paesi con livelli socio-economici lontani dagli standard dei Quindici. Per “rispondere alle esigenze dei cittadini”, “far crescere la prosperità” e “trasformare l’Unione in un’economia dinamica, basata sulla conoscenza”, occorre “pianificare le spese, conciliandole con i bisogni e le limitate risorse” a disposizione. “Alcuni Stati – ha aggiunto il capo dell’Esecutivo – hanno dichiarato che il bilancio Ue non dovrà superare l’1% del Pil europeo. Questa posizione ha il difetto di mettere i numeri prima del progetto politico. E’ come iniziare a costruire la casa dal tetto”. Secondo il presidente della Commissione, “ora che l’Unione vede profilarsi i suoi confini ultimi, è arrivato il momento di immaginare una vera identità europea”. Accrescere la competitività, migliorare i servizi sociali. Secondo la Commissione “per aumentare la competitività delle imprese abbiamo una sola strada: la qualità, lo sviluppo tecnologico, la ricerca e l’innovazione. Ed è necessario aprire il mondo dell’istruzione alla formazione permanente”. Per rendere effettiva la cittadinanza europea si dovrà invece “garantire un livello omogeneo dei diritti individuali, della sicurezza, della protezione e della qualità della vita su tutto il suo territorio”. Da qui le azioni specifiche contro il crimine e il terrorismo, la gestione comune delle frontiere esterne e dei flussi migratori nonché “lo sviluppo di quei servizi di interesse generale che sono la spina dorsale del nostro modello sociale, come sanità, sicurezza alimentare, istruzione, energia e trasporti”. Ampio il dibattito in aula, con posizioni diversificate, pro o contro il documento. Il presidente dell’Assemblea, Pat Cox ha affermato che “mantenere le risorse attuali proprio quando 10 Paesi entrano a far parte dell’Unione”, significherebbe ridurre gli impegni “nel momento in cui i nostri compiti si vanno estendendo. Non è dunque il momento di fare un’Europa al ribasso”.