est ed ovest" "
Europa: domani la festa liturgica dei santi patroni Cirillo e Metodio” “” “
“Non solo gli apostoli degli slavi ma anche i padri della cultura tra tutti questi popoli e tutte queste nazioni”, così Giovanni Paolo II nella lettera apostolica “Egregiae virtutis” (1980) ricorda l’opera dei Santi Cirillo (+869) e Metodio (+885) di cui domani, 14 febbraio, ricorre la festa liturgica. Patroni d’Europa con San Benedetto, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), Cirillo e Metodio svolsero il loro servizio missionario in unione sia con la Chiesa di Costantinopoli sia con “la sede romana di Pietro, dalla quale furono confermati”, manifestando in questo modo l’unità della Chiesa, in un tempo segnato da gravi tensioni fra Roma e Costantinopoli. L’allora papa Adriano II appoggiò la loro opera apostolica ed anche la loro innovazione di celebrare la liturgia nella lingua slava, osteggiata in alcuni ambienti occidentali. Su Cirillo e Metodio abbiamo posto alcune domande al card . Thomas Spidlik . Quale è l’attualità dei Santi Cirillo e Metodio? “I santi Cirillo e Metodio sono sempre stati Patroni delle popolazioni slave. Quando Giovanni Paolo II li ha dichiarati Patroni d’Europa molti mi chiedevano il motivo. C’è una ragione speciale: il Papa ha capito l’attualità della loro missione di mettere in comunione due grandi realtà. Sappiamo che il mondo antico era diviso in parte occidentale ed orientale e cresceva l’antagonismo. Quando questa divisione raggiunse l’apice i popoli slavi si misero tra Oriente e Occidente. E solo quando conobbero Roma che capirono l’importanza della loro posizione: ponti tra Oriente ed Occidente. Purtroppo non vi riuscirono. Il mondo era già troppo diviso così che anche gli slavi si divisero”. Oggi diversi Paesi slavi sono in procinto di entrare in Europa… “L’Oriente e l’Occidente sono ancora, in qualche modo, lontani e l’Europa si trova nella posizione degli slavi di quel tempo. Il Vecchio Continente dovrebbe essere ponte tra le tante culture del mondo ma per far questo ha bisogno di rendersi conto della propria identità e delle proprie radici. A questo appartiene anche la cultura slava; non dobbiamo dimenticarlo perché si respiri con due polmoni. La conoscenza reciproca tra Occidente e Oriente non è solo una questione teorica ma riguarda la vita di persone e di popoli diversi”. Quale lezione giunge alle Chiese da questi due Santi? “Il loro modo di evangelizzare. Cirillo e Metodio hanno ricevuto insoliti privilegi per quel tempo, ovvero predicare nella lingua del popolo, celebrare la liturgia, i canti. Si sono calati ed inculturati nella mentalità del popolo. Oggi quanti popoli e quante mentalità ci sono? San Cirillo voleva far parlare Cristo nella lingua slava. La nuova evangelizzazione dovrebbe far parlare Cristo nella lingua di tanti e differenti fedeli. In questo la spiritualità slava può davvero fornire un contributo. Sappiamo ciò che gli ebrei, i greci, i romani e i popoli germanici hanno dato all’Europa. Poco sappiamo, invece, quanto hanno dato i popoli slavi alla Chiesa universale. O forse ancora non si vede. Significa allora che è giunto il momento che questi dicano la loro. Sono stati battezzati per ultimi, è tempo che parlino”. Condivide la paura di molti che nell’Est temono di perdere la loro identità nell’Ue? “Se l’Europa occidentale ha accettato il latino che cosa significa? Tanti popoli che non avevano cultura si sono resi conto che questa è qualche cosa che dobbiamo avere in comune con altre genti. Dobbiamo avere la nostra cultura e la nostra identità. Dobbiamo conoscere la nostra identità senza separarla dalla cultura universale. Paura di perdere l’identità? Credo che i popoli orientali non si siano resi conto abbastanza della propria identità e della necessità di trovare una concordanza con la cultura universale”.