La questione del velo islamico, dopo che l’Assemblea nazionale francese ne ha sancito per legge il divieto nelle scuole pubbliche, continua ad essere oggetto di interesse per i principali quotidiani internazionali. L’ Herald Tribune, nell’edizione dell’11/2, dedica all’argomento un titolo in prima pagina, “Passa il divieto dei simboli religiosi nelle scuole”. Elaine Sciolino, nell’articolo citato, mette l’accento sul “profondo risentimento” suscitato tra i musulmani dalla nuova legge e fa notare che il testo legislativo, oltre a mettere al bando i simboli religiosi “ostentati”, include anche un preambolo in cui “si richiede che nelle scuole pubbliche vengano ‘protette’ e garantite la totale uguaglianza, anche nella ‘coeducazione’ di tutti gli insegnanti, particolarmente nello sport e nell’educazione fisica’”. A chiedersi, invece, cosa faranno gli alunni musulmani che in Francia non potranno più accedere alle scuole pubbliche è Le Monde (11/2), che fa notare come “numerosi alunni esclusi” smettano “definitivamente” di andare a scuola. “Non ci sono statistiche affidabili si legge sul quotidiano francese ma la testimonianza di diversi allievi mostra soprattutto la solitudine in cui essi si ritrovano dopo la loro esclusione. Alcuni fanno venire professori a domicilio, a volte militanti di associazioni musulmani. L’iscrizione al Centro nazionale d’insegnamento a distanza è un’altra soluzione, ma sono rari quelli che continuano oltre i 16 anni”. Un’ipotesi diversa è quella di Gabriella Sartori ( Avvenire), secondo la quale in Francia le scuole cattoliche “fanno sapere che da loro ognuno potrà liberamente manifestare, anche nell’abbigliamento, tale appartenenza (…). In altre parole: mentre si va profilando una sorta di fuga… multietnica dalle scuole statali francesi confessionali cattoliche, si va parallelamente disegnando il più imprevedibile dei paradossi (o delle ironie) della storia per cui la ‘liberté’, sfrattata dai licei della République (come a dire: da casa sua), sembra trovar rifugio proprio in casa di quello che, storicamente, è sempre stato considerato il più tradizionale dei suoi ‘nemici’, cioè le scuole volute dal clero”. I giornali tedeschi danno grande risalto alle dimissioni di Schröder da presidente della SPD. Il gesto del cancelliere, giunto al termine di lunghi dissapori all’interno del partito, viene visto come segno di crisi, poiché in Germania è tradizione che il cancelliere sia anche il presidente del partito della maggioranza. “ Se Schröder perde la carica di cancelliere alle elezioni o prima, oppure anche nel 2010, dopo la sua terza legislatura la SPD verrà scossa da un terremoto che durerà a lungo. La generazione dei suoi dirigenti, compreso il nuovo capo di partito Münterfering rappresenta salvo poche eccezioni la repubblica federale degli anni Ottanta. Dopo Schröder e Münterfering dovrà avvenire la nuova rivoluzione nella SPD” scrive Kurt Kister per la Süddeutsche Zeitung (9/2). “ Attualmente, è tutto da vedere se con il sacrificio della presidenza di partito, Schröder possa salvare le riforme e la carica di cancelliere“, osserva Die Welt (9/2). La Frankfurter Allgemeine (11/2) rincara la dose: “ La speranza di Schröder di calmare gli spiriti con la rinuncia alla presidenza del partito era illusoria. Piuttosto, la sua decisione ha dato impulso proprio ai socialdemocratici che non accettano più l’intero corso” riformista. “ Il cancelliere dimezzato” titola il settimanale “ Der Spiegel” (9/2), che dedica alla vicenda i servizi di copertina. “ Un’ondata di rabbia ha costretto il cancelliere a rinunciare alla presidenza di partito. Ciò che egli intendeva essere una liberazione, potrebbe essere l’inizio della fine del processo di riforma. Le aspettative poste sul nuovo capo della SPDF, Münterfering sono chiare: rallentare, bloccare, suddividere“. L’approvazione della Costituzione europea occupa le prime pagine di El Periódico (10/2) che apre col titolo “Francia e Germania esigono la Costituzione dell’Ue entro quest’anno”. Nella cronaca si dice che “ Chirac e Schröder minacciano di cercare alternative se non c’è accordo nel 2004“. La Spagna e la Polonia invece “ vogliono mantenere il sistema di ripartizione dei poteri patteggiato a Nizza, che concede un peso simile a quello di Francia e Germania”, ricorda il quotidiano. La conferenza di Monaco sul conflitto iracheno è un altro argomento che interessa i giornali spagnoli di questi giorni. El Periodico (8/2) riporta le parole di Donald Rumsfeld, segretario della Difesa degli Stati Uniti, sul conflitto iracheno, secondo il quale “nonostante gli errori, in Iraq si avanza verso la democrazia”. Per Rumsfeld, in Iraq “le cose vanno bene”. In un’altra prospettiva, il ministro degli Affari esteri tedesco, Joschka Fischer, ribadisce che “l’intervento militare non ha portato la pace né la democrazia”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1271 N.ro relativo : 11 Data pubblicazione : 13/02/04