La Conferenza episcopale svizzera ha diffuso un comunicato sulla procedura di consultazione per la revisione parziale delle norme in materia di asilo (questioni procedurali, finanziamento ed espulsione). Le modifiche recepiscono i principi espressi dal programma di esenzione del 2003, secondo cui i cantoni non riceverebbero più i rimborsi per i sussidi sociali erogati a favore dei richiedenti asilo, la cui pratica non sia stata accolta e che siano pertanto colpiti da provvedimento di espulsione. “Secondo i dati dell’Unhcr, in tutto il mondo circa 37 milioni di persone sono profughi. La maggior parte di essi cerca rifugio in Paesi in via di sviluppo che sono tra i più poveri della terra”, rammentano i vescovi svizzeri. “Ciononostante, in molti Paesi ricchi, e anche in Svizzera, le questioni in materia di asilo e di rifugiati vengono percepite solo dal loro punto di vista. Ciò porta a tendenze all’isolamento nei confronti dei rifugiati e in reazioni di difesa nei loro confronti, per lo più senza considerare i destini dietro queste persone. Si tratta per lo più di persone che hanno lasciato il loro Paese perché lacerato da guerre e conflitti, e perché sono stati perseguitati e rischiano la vita”. I vescovi sottolineano che, nonostante il numero invariato di guerre e conflitti nel mondo “il numero di richieste di asilo in Svizzera nell’anno passato è diminuito di oltre il 20% rispetto al 2002”: “per questo non vediamo una urgenza nell’introdurre interventi che aggravano ulteriormente la già precaria situazione dei richiedenti asilo”. Nel documento, la conferenza episcopale presenta osservazioni e proposte sui singoli provvedimenti oggetto della riforma, associandosi “espressamente alle posizioni e alle richieste” formulate da Caritas e dall’organizzazione svizzera per l’aiuto ai rifugiati. I suggerimenti scaturiscono da particolare attenzione “all’assicurare il diritto fondamentale di dare un aiuto adeguato nelle situazioni di necessità, e ad una ripartizione equa dei relativi carichi tra federazione, cantoni, comunità ed associazioni sociali ed assistenziali”.