SOCIETA'" "
Un fenomeno che coinvolge minori giovani, donne e famiglie” “” “
Atti vandalici, prostituzione forzata, ma anche abuso di alcool e sostanze stupefacenti all’interno della scuola, della famiglia e, più in generale, della società. “La sicurezza delle persone è minacciata nella vita di ogni giorno in molti luoghi e in diverse circostanze: in casa, a scuola, al lavoro, nello sport, per strada”. Le vittime sono soprattutto le donne, i bambini, gli anziani, ma anche immigrati, rifugiati e gruppi extracomunitari. Per migliorare la lotta contro la violenza e per implementare negli Stati membri dell’Unione politiche di prevenzione e sostegno alle vittime, il Consiglio d’Europa ha costituito un team di esperti che ha il compito di pubblicare alla fine di quest’anno un Libro Bianco, intitolato “Risposte alla violenza quotidiana in una società democratica”. Il testo conterrà raccomandazioni politiche, linee guida, esempi pratici e modalità di intervento concrete per i governi nazionali. Per la sua realizzazione, il Consiglio d’Europa ha selezionato otto progetti europei per la prevenzione della violenza: sono coinvolte Ong e organizzazioni provenienti da Italia, Croazia, Bulgaria, Portogallo, Slovenia, Germania, Svizzera, Austria. “E’ molto difficile dice al Sir LAURI SIVONEN , coordinatore del progetto definire un trend comune alla luce delle statiche esistenti in Europa sulla criminalità. Ci sono talmente tante differenze tra Paese e Paese, tra contesti e categorie che è praticamente impossibile ogni generalizzazione”. “Me è anche vero aggiunge Sivonen che ci sono delle similarità che consentono di dare risposte concrete, di tracciare cioè delle politiche di lotta contro la violenza quotidiana, di suggerire interventi mirati per la lotta alla violenza in città, nei contesti domestici, a scuola, negli eventi sportivi”. “La cosa che forse mi ha sorpreso di più conclude Sivonen – è stata la difficoltà con la quale abbiamo raccolto informazioni sul fenomeno, scontrandoci con una estrema generalizzazione e con documentazioni molto scarse”. AUSTRIA: piattaforma contro la violenza in famiglia. E’ stata costituita presso il ministero della Famiglia nel 1993 e riunisce 31 Ong, di cui 5 hanno sede a Vienna. Promuovono su tutto il territorio nazionale centri di protezione all’infanzia, consultori per donne, associazioni per anziani e operano in caso di violenza psicologica, sessuale e fisica contro i minori, gli adolescenti, le donne e gli anziani. BULGARIA: il centro “Porta aperta” per il sostegno alla donna e al bambino. Il centro nasce nel 1997, a Veliko Turnovo, una regione del Paese che registra un alto tasso di disoccupazione e povertà diffusa. In questo contesto, si alimenta la violenza “domestica”. Si calcola che il 70% dei crimini sono commessi contro le donne e che il 45% di questi si consumano all’interno delle case. Molto alta è anche la percentuale della prostituzione forzata. Tra i servizi che il centro propone, una linea telefonica di aiuto gratuito (su disoccupazione, salute, violenza e servizi legali) alla quale si sono rivolte dal 1999 a oggi 2.735 persone. CROAZIA: “promozione e protezione dei diritti delle donne”. Le prime vittime della violenza sono le donne in un Paese come la Croazia che solo da pochi anni è uscito dalla guerra. La violenza si legge nella scheda del progetto fa vittime in donne di tutte le età e in diversi modi: stupri, percosse, abusi sessuali, violenze psicologiche. Ma solo il 20% dei casi, per esempio, di violenza sessuale, è denunciato alla polizia. Molti i fattori sociali che influiscono sul malessere delle persone: le migrazioni forzate, la disoccupazione, l’ampio abuso di alcool. Il progetto selezionato dal Consiglio d’Europa opera a Korlovac a sostegno delle donne, offrendo servizi di educazione e promozione dei diritti umani; aiuto legale; ricerca lavoro, e attivazione di una “Sos hotline” che negli ultimi 5 mesi ha raccolto 571 chiamate. GERMANIA: prevenzione della violenza giovanile a scuola. Il progetto nasce a Colonia dove si registra un aumento preoccupante della delinquenza giovanile e criminalità nelle scuole. Il progetto è una sorta di partnership tra polizia, associazioni giovanili e scuole che insieme hanno stabilito le modalità di presenza di forze di polizia e associazioni all’interno delle scuole per ridurre e prevenire i casi di criminalità. Il progetto ha però incontrato alcune difficoltà da parte delle amministrazioni scolastiche che hanno manifestato alcune riserve sulla partecipazione al progetto delle forze di polizia locale. ITALIA: una mostra per combattere il “bullismo”. Atti vandalici, aggressioni, abuso di alcool e sostanze stupefacenti. È il bullismo, un fenomeno in aumento in tutti i Paesi europei che sta coinvolgendo ragazzi dall’età sempre più bassa e si sta allargando anche alle bambine. Per combattere il fenomeno, “Consolida” – una rete di cooperative sociali ha promosso una mostra itinerante (Milano, Firenze, Bergamo, Trento) rivolta al pubblico giovanile, dal titolo “Bulli e bulle. Né vittime né prepotenti”. Dall’unica ricerca esistente, risulta che i fenomeni di bullismo, “inteso come prepotenza continuata che logora nel tempo”, interessano le città e i piccoli paesi così come non ci sono differenze tra le grandi scuole e quelle più piccole. Il fenomeno provoca conseguenze sia nei prepotenti che hanno 3 volte di possibilità in più di avere prima o poi problemi con la giustizia, sia nelle vittime che facilmente cadono nella depressione. PORTOGALLO: prevenzione nei quartieri a rischio. Il progetto nasce per rispondere all’aumento della delinquenza giovanile nei quartieri più a rischio, in particolare nei distretti di Oporto e Sétubal. Il programma coinvolge molti partner: ministero dell’Educazione, alto commissariato per l’immigrazione e forze di polizia. Anche qui si sta optando per la presenza di forze di sicurezza nelle scuole, affiancate però da giovani mediatori e volontari nei quartieri più a rischio e nelle scuole con progetti per il tempo libero e promozione di associazioni e club giovanili. SVEZIA: un “centro di supporto per le giovani vittime del crimine”. Alla fine degli anni ’90, il numero dei giovani aggrediti da altri giovani è incrementata “drammaticamente”, soprattutto nelle aree urbane. Un rapporto svedese condotto sugli studenti ha rilevato che oltre il 10% dei ragazzi e il 5% delle ragazze, di età compresa tra i 13 e i 17 anni, ha subito un’aggressione. Il rapporto ha anche affermato che l’80 e il 90% delle vittime riporta sentimenti di odio e di vendetta, che rimangono per molto tempo. Nasce in questo contesto il “centro di supporto alle giovani vittime del crimine”: il suo scopo è evitare che “le vittime di oggi non diventino gli aggressori di domani”. L’azione parte dai distretti di polizia dove il centro prende visione delle denuncie fatte dalle giovani vittime: il centro provvede a spedire alla vittima e alla sua famiglia una lettera con una brochure informativa, offrendo aiuto e consulenza.