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Il lieve sussurro” “” “

Che senso ha per quei Paesi, dove per decenni, a causa di regimi totalitari, si è dovuto a forza e contro volontà fare a meno delle cose essenziali, ‘privarsi e rinunciare’ in Quaresima? Con l’Europa dietro l’angolo, con i negozi pieni di prodotti ed un benessere prima sconosciuto, ha ancora valore o è qualcosa di superato? Con Martina Grochálová , membro dell’Erko, associazione slovacca per l’educazione cristiana, cerchiamo di capirlo. “Perché limitarsi?” – recita un noto slogan pubblicitario in onda in questi giorni in Slovacchia che propone un prodotto di bellezza maschile capace di ‘far volare’ l’uomo e di renderlo bello e affascinante. Una simile domanda riecheggia anche all’inizio della Quaresima, che per molti, oggi, potrebbe assumere la sfumatura di qualcosa di estraneo e di superato. “Non credete alle vecchie ricette” – è un altro slogan che, questa volta, pubblicizza una marca di cibi già pronti, e che, nel calderone delle offerte, invita i consumatori ad abbandonare una volta per tutte le antiche ricette delle nostre nonne. E anche le loro buone abitudini. Una di queste era quella, all’inizio della Quaresima, di ripulire perfettamente tutte le pentole, perché in quei quaranta giorni di digiuno e di astinenza la carne non poteva nemmeno essere toccata. Con questo rituale esprimevano la disponibilità a rinunciare alla carne e a tutto ciò che, saltuariamente, veniva ad arricchire il loro quotidiano e già modesto menu. Le ricette, ma anche i consigli, delle nostre nonne sono state semplici e sagge, quelle proposte oggi sono confuse e contraddittorie con il solo scopo di tagliare i vincoli con il nostro passato e legarci ad un consumismo che imprigiona e soffoca. Una rinuncia radicale, anche se solo per un tempo limitato, suscita paura. Ma così come l’oro viene provato nel fuoco, anche la grandezza della persona umana viene provata con la capacità di superare se stessa. Nella lingua moderna il rinunciare appartiene allo stile di vita della gente di successo: gli sportivi rinunciano a molte cose, lo stesso fanno gli imprenditori e le modelle. Rinunce dettate da una distorta visione di felicità che fa rima con ricchezza e fama. Possedere di più, sempre di più, questa è la tentazione attuale. La congiura del “sempre di più”. Più soldi, più minuti per telefonare gratis, più merce magari allo stesso prezzo. Anche negli affetti si vuole di più: non più solo una moglie o un marito… Il programma pubblicitario “di più” vive in mezzo a noi quasi a compensare quegli anni bui della dittatura in cui eravamo costretti a rinunciare molte cose anche contro la nostra volontà. Il “di più” è entrato con pompa e splendore per prometterci un futuro nel quale non dovremo più rinunciare: cestini pieni di generi alimentari, negozi pieni, portafogli pieni… Non offre però una vera soddisfazione, non elimina il vuoto interiore. Alcuni – quelli che non credono alle vecchie ricette – l’hanno già fatta propria. Molti la desiderano, ma non possono permettersela. Ma vi sono anche coloro che rimangono fedeli alle antiche ricette e cercano di insegnarle ai più giovani. Una storia slovacca racconta di un suddito chiamato a spiegare al suo re come riuscisse a vivere bene con soli tre soldi: con uno pagava le tasse, con il secondo dava da vivere alla sua famiglia e con il terzo manteneva il suo vecchio padre. Uno stile di vita che non lo limitava ma che anzi lo rendeva stabile. Il padre gli aveva insegnato a rinunciare ed ora lui lo stava insegnando, con l’esempio di vita, ai suoi figli. Nei giorni della Quaresima Gesù ci invita a entrare nel deserto. Nel suo silenzio sentiremo sia il sibilo del tentatore che ci offrirà il “sempre più” sia il lieve sussurro di Dio che ci offre “solo” ciò di cui abbiamo veramente bisogno per poter vivere e poter condividere con gli altri. Nel deserto della Quaresima ci vengono offerte due ricette, una per saziare solo il nostro corpo, l’altra per saziare tutta la nostra esistenza. Siamo di nuovo davanti alla scelta.