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Europa al palo?” “

Non mancano difficoltà alla vigilia dell’allargamento e delle elezioni” “” “

L’Unione europea è in fibrillazione. La vigilia dell’allargamento e delle elezioni per il Parlamento di Strasburgo è segnata da vicende che lasciano intravedere interessanti novità ma anche numerosi problemi aperti. Basti pensare al minivertice di Berlino fra i leader di Germania, Francia e Gran Bretagna, che ha sollevato le perplessità degli esclusi; il dibattito in corso sull’approvazione della Costituzione; la preparazione del summit di fine marzo; il progetto di revisione del Patto di stabilità. il minivertice e gli altri motivi di attrito. Al centro delle polemiche è stato, nei giorni scorsi, l’incontro fra GERHARD SCHROEDER, JACQUES CHIRAC e TONY BLAIR, i quali hanno affrontato diversi temi fra cui la preparazione del Consiglio di fine marzo, il rilancio della “strategia di Lisbona”, il cammino della Conferenza intergovernativa e una rafforzata collaborazione continentale nel campo della difesa. “Quando si svolgono riunioni tra leader europei – ha osservato in proposito PAT COX, presidente del Parlamento – in una qualsiasi combinazione che includa alcuni ed escluda altri, si crea una potenziale fonte di ansia per i non presenti”. Aggiungendo: “Abbiamo però bisogno di aria fresca, di nuove idee e spirito di cambiamento”. Qualsiasi cosa si faccia per portare nuova linfa all’Ue – ha aggiunto Cox – “sarà benvenuta, soprattutto se si tratta di spingere il processo di riforme economiche”. Di tutt’altro parere diversi capi di Stato e di Governo non invitati. In effetti l’iniziativa del “triumvirato” marcia nella direzione di un rilancio delle politiche comunitarie, ma rischia di creare un’Europa a due o più velocità e di rendere troppo difficili i rapporti tra i 25. I motivi di contrasto già non mancano: basti pensare allo stop registrato nel processo costituente, all’opposizione di molti Stati all’idea di aumentare i contributi al bilancio Ue, alla questione cipriota o ai limiti imposti dai Paesi Bassi all’ingresso di lavoratori provenienti dai 10 Paesi di prossimo ingresso nell’Ue. La Conferenza intergovernativa resta ferma. In merito al Trattato costituzionale, crescono invece le pressioni affinché si giunga alla approvazione prima delle elezioni di giugno. In settimana si è svolta una seduta della commissione Affari costituzionali dell’Europarlamento che ha affrontato il tema con i due vicepresidenti della Convenzione, il belga JEAN-LUC DEHANE e l’italiano GIULIANO AMATO e del commissario MICHEL BARNIER. Secondo quest’ultimo, il tempo gioca a sfavore della Costituzione, ma “è possibile e necessario arrivare a un accordo sul testo prima di giugno; resta solo un limitato numero di questioni da risolvere”. Nella sede del Parlamento proseguono d’altro canto i contatti informali per una adozione “simbolica” del progetto di Costituzione varato dalla Convenzione, per dare un segnale forte ai Governi nazionali e per evitare che il lavoro condotto in porto da VALERY GISCARD D’ESTAING sia stravolto da compromessi al ribasso. Dal canto suo il premier irlandese BERTIE AHERN, presidente di turno del Consiglio europeo, ribadisce che non convocherà “una nuova sessione della Cig finché non ci sarà un accordo di massima. Un secondo fallimento sarebbe la morte della Costituzione”. I nuovi commissari e il Patto di stabilità. Prosegue, nel frattempo, il lavoro nel palazzo Braydel, sede dell’Esecutivo a Bruxelles dove, mercoledì 18 febbraio, sono stati ufficializzati gli incarichi affidati ai dieci nuovi commissari, uno per ogni futuro Stato membro. Essi avranno diritto di voto, ma non avranno per ora la diretta responsabilità di un settore operativo, affiancando altri esponenti del “governo Ue” così da avere un adeguato periodo di “rodaggio”. Resteranno ufficialmente in carica, come l’intera Commissione, fino al 31 ottobre, anche se è probabile che molti saranno confermati. In questo periodo la Commissione sta valutando una possibile riforma del Patto di stabilità, pur mantenendogli la funzione di “presidio” dell’economia dell’Unione e di garanzia nei confronti delle finanze pubbliche dei dodici paesi della zona-euro. Dopo lo scontro del novembre 2003 con l’Ecofin (il quale decise di non applicare a Francia e Germania sanzioni imposte da Bruxelles contro lo sfondamento del tetto del deficit da parte dei due Stati, secondo le regole del Patto), la Commissione si starebbe orientando verso misure più elastiche, che tengano in considerazione il trend economico e le eventuali politiche anticicliche decise dai singoli Paesi. Non si escluderebbe di assegnare maggior peso all’indebitamente pubblico complessivo piuttosto che al rapporto tra deficit annuo e Pil e taluni investimenti potrebbero essere esclusi dai conteggi (fondi destinati alla ricerca, all’istruzione, alle infrastrutture).