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Fermare il delirio” “” “

Deciso "no" delle Chiese alla clonazione di embrioni umani ” “” “

“La vita umana degradata a deposito di pezzi di ricambio”: questo il commento del card. KARL LEHMANN , presidente della Conferenza episcopale tedesca, alle notizie giunte dalla Corea del Sud circa la clonazione di embrioni umani. “Nemmeno una presunta utilità medica, peraltro ben lungi dall’essere dimostrata, può giustificare alcuna procedura che implichi l’uccisione di embrioni umani”, ha dichiarato Lehmann al giornale Allgemeine Zeitung Mainz il 14 febbraio scorso. “Si gioca con le speranze umane e con le promesse di guarigione, che nascondono il fatto che la persona viene fatta divenire un semplice oggetto fin dall’inizio della sua vita”, ha aggiunto il cardinale. Numerose le critiche contro l’esperimento che ha coinciso, in Germania, con la celebrazione del 200° anniversario della morte del filosofo Immanuel Kant, che aveva postulato: “L’uomo va trattato sempre come un fine e mai come un mezzo”: una casualità che in molti hanno sottolineato. “La ricerca deve esistere ma non a qualsiasi prezzo!”: questo l’appello diffuso da mons. Joachim Wanke, vescovo di Erfurt il 13 febbraio. “Con l’esperimento in Corea del Sud, l’uomo è divenuto mezzo. I termini scientifici e il gioco tattico con le speranze umane non possono distogliere dal fatto che per questo esperimento sono stati uccisi 30 embrioni, ossia vite umane. Gli scienziati hanno superato limiti che avrebbero dovuto rispettare in ogni caso”, ha dichiarato mons. Wanke. Il vescovo ha altresì deplorato la posizione assunta dal governo federale tedesco nel novembre scorso durante le trattative in sede Onu per il divieto della clonazione a livello mondiale. In quell’occasione, il governo aveva votato per un aggiornamento delle trattative, senza tener conto della posizione del Bundestag, il Parlamento federale tedesco, favorevole invece al veto della clonazione. “In considerazione di questo ‘progresso’ scientifico, ora è più difficile trovare un accordo a livello mondiale”, ha osservato. “Gli embrioni umani non sono un biomateriale privo di connotazioni morali, con cui si possa fare a proprio piacimento”, hanno affermato mons. Gebhard Fürst, vescovo di Rottenburg-Stoccarda e mons. Gerhard Maier, vescovo di Stoccarda, in una dichiarazione congiunta rilasciata nella stessa data. I vescovi sollecitano il governo tedesco a “rispettare finalmente la volontà inequivocabile del Bundestag” e a “impegnarsi energicamente per il bando della clonazione a livello mondiale”. “Per la prima volta è stato clonato un embrione umano. Ciò non costituisce solo la rottura di un tabù, ma anche un attacco alla dignità umana”, ha dichiarato il vescovo di Treviri, mons. Reinhard Marx il 18 febbraio. “Il passo dalla cosiddetta clonazione a scopo terapeutico a quella a scopo riproduttivo non è più da escludere”, ha osservato mons. Marx, che ha invitato tutti gli scienziati, “a opporsi a un’evoluzione diametralmente opposta all’etica della scienza”. Chiesa evangelica e Ordine dei medici. Forti le critiche anche da parte della Chiesa evangelica (Ekd), nella persona del suo presidente, Wolfgang Huber. “Il vero progresso non si mostra nel fare tutto ciò che si è in grado di fare. Il vero progresso si mostra nello scegliere i comportamenti di cui si può rispondere. La clonazione non appartiene a questi modi di agire”, ha dichiarato Huber, che ha anche detto: “I ricercatori coreani hanno mostrato come si può clonare l’uomo. Si sa chi lo vuole fare da tempo: i raeliani in Canada, per esempio, o il professor Antinori in Italia. Non ho certezza che il pericolo di eventuali malformazioni possa scoraggiarli”. Anche l’Ordine dei medici tedesco ha così deplorato l’avvenimento: “Dobbiamo fermare il delirio di onnipotenza e introdurre un veto internazionale sulla clonazione”, si legge nella dichiarazione diffusa il 12 febbraio. “Non possiamo permettere che gli embrioni vengano allevati come fonti di materia prima. Se mettiamo la vita umana a disposizione dell’uso commerciale, nessuna etica al mondo potrà salvarci”, ha ammonito il presidente dell’Ordine dei medici, Jörg-Dietrich Hoppe, che ha invocato la necessità di concludere “accordi vincolanti a livello internazionale per la tutela dell’embrione. Non possiamo permettere che la ricerca si sottragga ancora una volta da obblighi di natura etica”.