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Scetticismo sulla ripresa economica” “” “
Il summit di primavera dell’Unione europea è tradizionalmente dedicato alle questioni economiche. All’ordine del giorno del Consiglio del 25 e 26 marzo figurano, fra l’altro: la “strategia di Lisbona” per fare dell’Ue “l’economia più competitiva al mondo entro il 2010”; le prospettive finanziarie comunitarie per il prossimo decennio; i problemi produttivi, della competitività e del welfare legati all’allargamento da 15 a 25 membri. Temi che saranno ripresi il fine settimana successivo nella grande mobilitazione promossa dalla Ces, la Confederazione europea dei sindacati. Gianni Borsa, inviato del SIR a Bruxelles, ne parla con John Monks , Segretario generale Ces dal maggio 2003. Nato a Manchester nel 1945, sposato, tre figli, è laureato in Storia economica. Impegnato da 35 anni nelle Trade Unions inglesi, Monks ama la musica, il calcio e il cricket. Tra poche settimane l’Unione europea allargherà i propri confini verso Est e verso Sud, accogliendo dieci Stati che hanno economie e standard di vita molto lontani dalla media Ue: come si può colmare tale divario? “L’allargamento dell’Unione è un’enorme opportunità. Le differenze di salari e standard di vita tra l’Europa Occidentale e le nazioni che stanno per essere annesse sono però enormi. C’è anche il rischio che il sistema economico internazionale cerchi di sfruttare e forse di rafforzare queste differenze, mettendo le nazioni una contro l’altra. Questa strategia è già manifesta nell’area della tassazione del reddito d’impresa, ambito in cui certe nazioni in fase di ingresso nell’Ue stanno riducendo le percentuali d’imposta fino ad assurdi livelli minimi, così da attrarre capitale d’investimento estero. Ma ciò facendo i governi di queste nazioni non avranno in un prossimo futuro le risorse necessarie da investire nell’area della crescita professionale della forza lavoro, condannando così la loro economia a rimanere affossata nella trappola del meccanismo basso salario-bassa produttività”. Com’è possibile evitare che ciò accada? “Come Confederazione europea dei sindacati siamo convinti che dovrebbero essere posti dei limiti alla concorrenza, che in un mercato libero è buona cosa, purché indirizzata nella giusta direzione. In particolare c’è la necessità di regole più forti sulla dimensione sociale dell’Europa, così da escludere una concorrenza basata su salari bassi, orario di lavoro pesante e pericolose condizioni di lavoro. La stessa cosa è vera per quanto riguarda il livello di concorrenza fiscale sui redditi mobiliari quali il risparmio e il reddito d’impresa. L’Europa ha il dovere di stabilire degli standard minimi di tassazione e ha bisogno di rafforzare la sua politica di coesione sociale. Servono poi massicci investimenti nell’area dell’educazione”. In Europa si parla di trend economico in fase di miglioramento. Cresce il Pil ma non i posti di lavoro: è vera ripresa? “Noi siamo veramente molto scettici sull’attuale ripresa economica in Europa. Quello che stiamo verificando è il totale fallimento del ‘pensiero unico’ che va proclamando la sostanziale riduzione dell’interferenza dei governi nell’economia. Gli artefici della politica europea hanno seguito questo modello e non hanno quindi utilizzato i loro strumenti per dare ulteriore impulso all’economia. Le politiche fiscali e monetarie, ad esempio, sono rimaste neutrali e le riduzioni dei tassi d’interesse nell’area-euro sono arrivate troppo tardi e in misura non sufficiente”. Lei punta il dito contro le teorie neoliberiste? “La linea del laissez faire, laissez passer è proposta quale risposta al rafforzamento dell’euro. Ma se non si provvede ad attuare urgentemente un’azione politica, abbiamo il timore che la ripresa nell’area dell’euro potrebbe ancora una volta essere rimandata. E se facciamo qualche raffronto, possiamo verificare come negli Usa e nel Regno Unito le politiche macroeconomiche siano state energiche e determinanti”. Il Consiglio europeo di Bruxelles a metà dicembre non è riuscito ad approvare il Trattato costituzionale… “Il nuovo Trattato costituzionale è un passo fondamentale e la mancata approvazione non rappresenta un buon inizio. Speriamo nella positiva conclusione delle trattative”.