Mentre la Corte internazionale dell’Aja ha terminato il primo round di sedute per pronunciarsi sull’eventuale illegalità della barriera che Israele sta erigendo in Cisgiordania (44 Paesi hanno presentato memorie scritte e 14 delegazioni sono intervenute in aula), l’Unione europea – che non ha inviato alcun rappresentante all’Aja – ha dichiarato di “accettare qualsiasi decisione dei giudici”, sottolineando la “disponibilità a collaborare con la Corte”. La posizione di Bruxelles è nota: da un lato, vi è “accordo con la dichiarazione dell’Onu del 8/12/2003 con la quale si afferma che la costruzione della barriera è in contraddizione con le leggi internazionali”; dall’altro, secondo le parole dell’Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune Javier Solana, il convincimento che il Tribunale “non sia la sede appropriata per dirimere questo tipo di questioni, che sono di natura politica”. L’Unione teme al contrario che la sentenza della Corte, qualunque essa sia, costituisca un ulteriore impedimento al rilancio del dialogo tra le parti. Mercoledì 25 febbraio è stata presentata un’iniziativa congiunta Ue-Nato per organizzare una nuova missione di pace in Medio Oriente.