“La sofferenza non è patrimonio di nessuno, ed ogni religione ha qualcosa a dire in proposito”. Se ne è parlato durante il III Incontro interreligioso “L’essere profondo, dal dolore alla pienezza” a Barcellona dal 2 al 4 marzo per iniziativa della Facoltà di Filosofia della Catalogna, della delegazione per la pastorale della salute e l’Universitas Albertiana. Scopo del convegno, ha spiegato María Boris, organizzatrice dell’incontro, è stato “riflettere sul senso della sofferenza umana. Assumere il dolore con umiltà per convertirlo in un senso di pienezza e non in un non-senso”. L’incontro ha visto conferenze e testimonianze e uno spettacolo con clown ed una mostra “Le estetiche del dolore”, di Mohamed Faila, calligrafo e scrittore dell’Istituto di Belle Arti di Tetuán. Secondo Josep Mª Forcada, medico e delegato per la pastorale della salute della diocesi di Barcellona di fronte alla sofferenza “c’è un solo atteggiamento possibile: accettarla, riconoscerla, rendersi conto che è propria dell’essere umano”. Forcata ha precisato che “non si deve desiderare né ricercare la sofferenza” ma vederla come “una tappa, un passo nella vita nel quale l’essere umano ha bisogno di cure speciali e in questa fragilità si può incontrare l’amicizia con Dio che ama e soffre. È urgente liberare il malato da ogni senso di colpa e dalla solitudine”. Il senso cristiano della sofferenza, ha detto, si avverte “nella vicinanza con Dio”. “Chi è vicino ai sofferenti deve portare speranza e dare un adeguato trattamento al dolore. “È urgente calmare la sofferenza e far sapere al paziente che non soffre da solo”.