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È questo l’aiuto?” “

Europarlamento:” ” disponibilità di contraccettivi ” “e "aborto sicuro" nei Pvs” “” “” “

I dieci anni trascorsi dalla Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo, tenutasi al Cairo nel 1994 sotto l’egida dell’Onu, hanno sollecitato l’Europarlamento a una verifica del programma d’azione approvato in quella occasione sul tema dello sviluppo demografico “equilibrato e sostenibile”. Così nella sessione plenaria svoltasi la scorsa settimana a Strasburgo, i deputati hanno dibattuto e quindi approvato con 287 voti favorevoli, 196 contrari e 13 astensioni, la relazione “Popolazione e sviluppo” che chiede iniziative di educazione sessuale, disponibilità di contraccettivi e aborto sicuro per i Paesi in via di sviluppo (Pvs). Inoltre l’Assemblea insiste affinché l’Unione e gli Stati membri coordinino meglio gli impegni e mettano a disposizione più fondi “per programmi nel settore della salute sessuale e riproduttiva, in modo da ottemperare agli obblighi internazionali” assunti al Cairo. A riguardo pubblichiamo nella pagina seguente una nota del teologo moralista don Marco Doldi . Un voto con un evidente significato politico. Il documento (che non ha immediata valenza giuridica né apre un percorso legislativo, ma contiene un significativo orientamento politico) chiede anzitutto all’Ue e ai governi dei Paesi in via di sviluppo di intraprendere vaste campagne di informazione e consulenza al fine di “assicurare ai bambini e ai giovani un’informazione e un’educazione sessuale” e di “combattere lo sfruttamento e la repressione sessuale”; al contempo si sottolinea “il fatto che ogni persona è degna di rispetto, a prescindere dal suo orientamento sessuale”. Particolarmente discusso il passaggio che chiede la disponibilità di “quantitativi sufficienti e poco costosi di contraccettivi” e, in particolare, di preservativi. Segue dunque l’invito a distribuire “a prezzi sostenibili quantitativi sufficienti di medicinali per il trattamento di malattie sessualmente trasmissibili”, con immediato riferimento all’Hiv/Aids. Aborto indicato come un “male minore”. Ancora più controverso il passaggio che insiste affinché siano consentite “interruzioni della gravidanza sicure sotto il profilo medico”. A questo riguardo l’Europarlamento ha ribadito che “l’interruzione della gravidanza non può essere considerata un metodo di pianificazione delle nascite”, benché “le donne che non vedono altra via d’uscita dalla situazione di grave difficoltà in cui si trovano devono avere la possibilità, a tutela della loro salute riproduttiva e psichica, di ricorrere a un intervento immune da sanzioni e sicuro dal punto di vista medico”. Secondo la relazione, ciò consentirebbe una forte riduzione della mortalità materna nei Paesi più poveri e meno dotati di servizi sanitari. È stato anche approvato in aula un emendamento che invita gli Stati membri “ad astenersi dal citare in giudizio le donne che avessero abortito illegalmente”. L’emiciclo ha infine affrontato il problema dei matrimoni precoci e “forzati”, causa di gravi problemi psicologici, fisici e sociali in diverse nazioni. In tale direzione si auspica l’accesso delle donne all’istruzione e una loro maggiore indipendenza economica. Libera circolazione: i diritti delle coppie non sposate. Sempre nella seduta di Strasburgo il Parlamento ha dato il via libera a una direttiva sulla libera circolazione dei cittadini dell’Unione e delle loro famiglie. Nasce così un testo cha fa chiarezza nella materia e consente ai cittadini Ue di spostarsi con il proprio nucleo familiare e con il coniuge anche se cittadino di Paesi terzi. Vengono semplificate le formalità burocratiche e si riconosce il diritto permanente di soggiorno dopo cinque anni di residenza regolare in uno Stato membro. Il diritto si estende alle coppie non sposate, purché stabili e “registrate”: in questo caso si considera però valida la legislazione del Paese ospitante. La situazione cui ci si trova di fronte è dunque variegata: nei Paesi Bassi e in Belgio, per esempio, è consentita l’unione civile fra omosessuali; in Gran Bretagna, Svezia, Danimarca e Finlandia la cosiddetta unione registrata (partner non sposati che però vivono stabilmente assieme) è consentita solo a coppie dello stesso sesso, quindi le coppie eterosessuali potrebbero godere dei diritti sanciti solo se sposate. Ancora differente la situazione in Germania, Francia e Portogallo dove esiste la condizione di “coabitazione registrata”: già si prevede che su questi casi possa essere chiamata ad intervenire la Corte di giustizia. La direttiva, che affronta una materia delicata riconoscendo e rendendo maggiormente accessibile il diritto di circolazione nell’Ue, è stata definita a Strasburgo come un “compromesso non perfetto”, ma anche una “pietra miliare nella costruzione della cittadinanza europea”.