“I media non possono limitarsi ad una logica unicamente commerciale”: è l’auspicio espresso dai vescovi europei esperti di comunicazioni sociali riuniti nel Comitato episcopale europeo per i media (Ceem), organo del Ccee, il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. Durante l’incontro che si è svolto lo scorso 12-13 marzo a Roma ma di cui si é riferito il 17 marzo – i vescovi del Ceem si rallegrano della recente adozione, da parte dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, della Raccomandazione 1641 del 27 gennaio 2004. Nella stessa Raccomandazione si ribadisce la necessità della presenza, in Europa, di “canali televisivi pubblici indipendenti, forti e vivaci, a servizio della diversità culturale, della coesione sociale e della cittadinanza”. Un servizio pubblico, si legge nel documento del Consiglio d’Europa, deve avere come caratteristica quella di “essere universale in termini di contenuto e di accesso”, rispondendo quindi ai bisogni dei diversi “gruppi sociali”, comprese le comunità religiose. “Il pluralismo e la diversità dei media sono un elemento fondamentale della democrazia” ribadiscono i vescovi europei. Concludono auspicando “una coesistenza e complementarità con i media commerciali” a patto che “canali pubblici e media associativi” abbiano “il loro spazio”.