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Il film, la storia, la fede” “

Il parere di vescovi svizzeri, tedeschi, inglesi e scozzesi” “” “

Arrivato nelle sale cinematografiche svizzere e tedesche, atteso in Gran Bretagna per il 26 marzo ed in Italia per il 7 aprile, il film “The Passion of the Christ” di Mel Gibson suscita ovunque reazioni e giudizi contrastanti. Svizzera “Un film di cui si può fare a meno”: è il parere sul film espresso il 22 marzo dalla Federazione delle Chiese evangeliche svizzere (EKD) e del servizio di informazioni della Conferenza episcopale svizzera. Il film è ritenuto “storicamente inaffidabile e in molte parti problematico”, ad esempio perché circoscrive “l’immagine di Cristo al Cristo sofferente”. Le Chiese contestano l’autenticità storica del film, affermando che “i diversi racconti della Passione degli stessi quattro Vangeli non hanno la pretesa di rappresentare” l’avvenimento ‘come è stato’, ma “contengono spiegazioni ed accentuazioni teologiche e non possono essere visti come un elenco di fatti”. Nel comunicato, a proposito delle scene di violenza, si evidenzia positivamente come il film chiarisca “che la Croce non è innanzitutto un simbolo, la cui origine non si conosce e non è necessario conoscere, né tanto meno un oggetto decorativo, ma uno strumento di tortura e di morte”. Tuttavia, si chiedono, “lo stesso fine di confrontarsi attivamente con il dolore e la morte di Cristo non si raggiungerebbe forse anche – e meglio – con meno violenza?”. Sulle accuse di antisemitismo, si legge: “Anche la semplice citazione della Bibbia può essere antisemita. Il film non è immune da questo pericolo specifico” poiché “vi sono cose che dopo la Shoah non possono più essere dette senza essere contemporaneamente commentate, inserite storicamente e relativizzate”. Nel complesso, i vescovi svizzeri affermano comunque che “non è conveniente dare un giudizio negativo in blocco”, poiché “come effetto positivo è possibile che il film animi le persone a confrontarsi nuovamente con i testi originali”. Germania In un comunicato stampa congiunto diffuso il 19 marzo, il card. Karl Lehmann, presidente della conferenza episcopale tedesca, Wolfgang Huber, presidente della Chiesa evangelica e Paul Spiegel, presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, si sono pronunciati sul film “The Passion” di Mel Gibson. Lehmann, Huber e Spiegel definiscono “estremamente sconvolgente” la violenza mostrata nel film. Pur riconoscendo al film “spunti di differenziazione nella rappresentazione delle figure degli ebrei”, ritengono che “la rappresentazione del film rischia di far rivivere pregiudizi antisemitici”: un problema “di particolare attualità vista la situazione in Europa”. Nel mettere in guardia “espressamente da qualsiasi strumentalizzazione del film e delle sofferenze di Gesù”, Lehmann, Huber e Spiegel esortano “tutti i responsabili ad impegnarsi decisamente in modo da non compromettere le buone relazioni” esistenti tra cristiani ed ebrei “con una strumentalizzazione delle sofferenze di Gesù basate sul film”. Inghilterra e Galles Per i vescovi di Inghilterra e Galles, pronunciatisi agli inizi di marzo in un comunicato, il film è “una rappresentazione positiva e fedele dei Vangeli”. “Non crediamo che il film rappresenti il popolo ebraico come responsabile collettivamente della morte di Cristo”, si afferma respingendo la tesi dell’antisemitismo. I vescovi esprimono altresì il loro disaccordo sulla tesi della gratuità della violenza nel film, poiché, si spiega, “dobbiamo inserirlo nel contesto della storia della nostra salvezza”. Scozia Il Catholic Media Office (ufficio cattolico per i media) scozzese ha diffuso il 15 marzo un comunicato in cui si annuncia che a tutte le parrocchie cattoliche di Scozia verrà inviata una circolare di promozione del film di Gibson, contenente una lettera di mons. Joseph Devine, vescovo di Motherwell e Presidente del National Communications Commission (commissione nazionale per le comunicazioni). “La rappresentazione più autentica della Passione mai affidata ad un film”: questo il parere di mons. Devine, che invita a “guardarlo prima di giudicarlo”. Il vescovo definisce “The Passion” “un film profondamente religioso”: credo che non intenda attaccare o demonizzare alcun gruppo”, aggiunge. “Il messaggio che costituisce il nucleo del film”, puntualizza, “è che la sofferenza e la morte di Cristo portano alla redenzione dell’umanità”. “Come cristiani crediamo che Cristo abbia sofferto e sia morto per noi”, scrive Devine. La violenza mostrata nel film “costringe lo spettatore a confrontarsi con questa verità centrale del messaggio cristiano”.