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Oltre le frontiere” “

Gli obiettivi del terzo Rapporto sulla coesione economica ” “e sociale in Europa” “” “

Crescita economica e convergenza dei sistemi produttivi; competitività regionale e occupazione; cooperazione territoriale “oltre le frontiere”. Sono i tre grandi obiettivi che la Commissione europea ha inserito nel terzo Rapporto sulla coesione economica e sociale (febbraio 2004), che naturalmente guarda già all’Unione dei Venticinque. MICHEL BARNIER , commissario per le Politiche regionali e la coesione, ha lavorato intensamente su questo documento e ora spiega a Gianni Borsa, inviato del SIR a Bruxelles, le sue convinzioni su allargamento, autonomie locali e processo di integrazione. Barnier, francese, gaullista, autore di diversi saggi politici, è stato deputato e senatore della Savoia. Da ministro dell’Ambiente (1993-95) ha fra l’altro firmato il piano per la salvaguardia di Mont-Saint-Michel e il programma per la protezione dell’orso dei Pirenei. In seguito è stato ministro per gli Affari comunitari; siede nella Commissione di Bruxelles dal 1999. Commissario Barnier, le differenze economiche e sociali tra i Quindici e i nuovi paesi aderenti all’Unione sono evidenti; notevoli sono anche le diversità fra le regioni. Dopo l’allargamento, la situazione sarà più complessa? Le distanze tenderanno ad essere colmate? “È chiaro che con l’ampliamento dei confini dovremo fare i conti con forti ineguaglianze all’interno dell’Ue. Avremo un terzo di cittadini in più, un terzo in più di territorio, ma solo il 5% in più di ricchezza supplementare. L’allargamento è dunque un impegno di solidarietà per l’Unione e noi abbiamo i mezzi per intraprendere questa strada. Grazie anche all’azione di politica regionale, gli scarti economici tra le diverse aree dell’Unione andranno progressivamente appianandosi. Prendiamo, per esempio, i quattro Stati meno prosperi dei Quindici: la differenza del Prodotto interno lordo con gli altri paesi è diminuita da 11 a 13 punti percentuali per Grecia, Portogallo e Spagna tra il 1988 e il 2003. Per l’Irlanda il progresso è stato ancora più spettacolare. Noi affronteremo la stessa sfida con i nuovi ‘soci’ a partire dal 1° maggio nel quadro dei programmi co-finanziati dai fondi strutturali e dai fondi di coesione”. Quali azioni sono previste in questa direzione? “Oltre alle iniziative immediate, a partire dal 2007 i fondi strutturali serviranno, secondo la proposta della Commissione (nel quadro delle Prospettive finanziarie dell’Unione 2007-13 – ndr) a co-finanziare progetti per il rilancio economico a livello regionale, così da perseguire tre obiettivi prioritari: convergenza, competitività e cooperazione. Data la situazione in cui si trovano tante regioni dei nuovi Stati membri, la quasi totalità delle aree di quei paesi avrà accesso ai fondi comuni. Occorreranno investimenti di base per favorire le imprese locali e quindi la creazione di posti di lavoro. È necessario al contempo uno sviluppo dei sistemi amministrativi, così da supportare questa fase di crescita. Al centro dell’attenzione ci saranno anche programmi per migliorare i trasporti e la tutela dell’ambiente. La Commissione propone che il 75-80% dei fondi strutturali sia impegnato in questi paesi e nelle regioni meno sviluppate”. Quale ruolo possono svolgere le regioni nel cammino verso l’integrazione europea? “Le regioni sono attori dinamici che devono giocare un ruolo da protagonisti in questo processo. D’altronde le autorità locali del continente ‘costruiscono l’Europa’ grazie a programmi di gemellaggio e, da una decina d’anni, grazie a programmi come ‘Interreg’, orientato alla cooperazione regionale. Collaborando con le autonomie locali, la Commissione disporrà di mezzi supplementari per conoscere realtà ed esperienze territoriali e potrà avvicinarsi ai cittadini mediante i livelli amministrativi che sono loro più vicini”. Quale sarà il posto riservato alle regioni nella futura Costituzione europea? “Il progetto di Costituzione emerso dalla Convenzione ha saputo rafforzare la dimensione regionale. Il rispetto delle autonomie locali è eretto a principio, così come il fatto che le decisioni siano assunte al livello più vicino possibile ai cittadini (principio di sussidiarietà). La cooperazione transfrontaliera riceve una base giuridica. La coesione territoriale, che anima tutta la politica regionale che io dirigo, è citata tra gli obiettivi dell’Unione. L’eventualità che i ministri delle Regioni rappresentino i loro Stati nel Consiglio dell’Ue è ugualmente possibile nel testo della Convenzione. Questo progetto di Costituzione accorda dunque alla regioni un posto più importante che mai nella storia della costruzione europea”.