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“La Spagna piange le vittime del terrore”, è il titolo di apertura dell’ Herald Tribune (25/3), dedicato ai funerali svoltisi a Madrid per le 190 vittime degli attentati terroristici dell’11 marzo scorso. Katrin Bernhold, nell’articolo citato, sottolinea come il nuovo primo ministro spagnolo, José Luis Rodriguez Zapatero, proprio in questa tragica giornata perla Spagna ha annunciato che “non si sottrarrà al mandato di combattere il terrorismo per portare la politica estera spagnola in linea con le richieste degli elettori (…).Dopo decadi di terrorismo regionale alle spalle, gli elettori spagnoli hanno sempre fatto marcia indietro sulle misure anti-terrorismo prese dai governi successivi. Ma non hanno mai identificato la guerra in Iraq come lotta al terrorismo. Molti ritengono che la guerra renda il mondo meno sicuro. Altri vanno oltre, pensando che la loro involontaria partecipazione alla campagna renda il proprio paese un obiettivo dei terroristi internazionali”. Sull’uccisione dello sceicco Ahmed Yassin, leader spirituale di Hamas, si sofferma Le Monde (23/4), interrogandosi sulla portata di questo evento per l’intero scacchiere mediorientale. “A l’annuncio della sua morte – si legge nel sommario dell’articolo firmato da Stephanie Le Bars – i militanti palestinesi hanno invaso le strade (…), promettendo ‘vendetta’ ad Israele. Il primo ministro palestinese ha condannato l’assassinio come ‘un atto insensato e molto pericoloso’. Il dipartimento di Stato americano ha rivolto un appello a tutti i partiti affinché ‘diano prova di contegno’. Da parte sua, Hamas ha annunciato, ‘per l’avvenire’, disposte che, ha promesso, faranno ‘centinaia di morti’ israeliani”. “Israele in guerra totale contro Hamas”, titola La Croix del 23/3, sottolineando che “ l’assassinio dello sceicco Yassin sconvolge la strategia di Hamas”. “Sono ormai molti i leader di Hamas colpiti con attacchi mirati”, fa notare Elio Maraone su Avvenire (23/3), “ma tutto questo finora sembra aver contribuito ben poco a contenere l’offensiva del terrorismo (…).Il rischio è che Israele, invece di chiudere fuori i nemici, chiuda se stesso in un fortilizio di muri e carri armati”. I problemi in Kosovo e il raid di Israele contro lo sceicco Yassin sono i temi più discussi dalla stampa tedesca. “ Il Kosovo è tornato al punto in cui era nel 1999, quando fu messo sotto la protezione dell’amministrazione internazionale“, si legge sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (22/3). “ Per troppo tempo, distratta dalla paura del terrorismo e dalle guerre in Afghanistan e in Iraq, l’Ue ha trascurato i problemi dei Balcani. Questa trascuratezza è però anche frutto di una certa irresolutezza, che ha un nome: Kosovo. Nessuno ha il coraggio di porsi la domanda sullo status del Kosovo“, scrive Martin Winter sulla Frankfurter Rundschau (24/3). Sul raid di Israele, Heribert Prantl per la Süddeutsche Zeitung (24/3) commenta: “ I critici qui da noi possono a malapena comprendere la minaccia all’esistenza di uno Stato in cui i politici e i militari non vogliono stare ad aspettare che i loro figli e nipoti vengano smembrati sulla strada. Chi nel nostro Paese parla perfidamente di ‘metodi nazisti’ degli israeliani, discolpa la storia del nazionalsocialismo stando seduto al ristorante o in un ufficio che non viene fatto esplodere. E ha tuttavia la pretesa di mettere sulla bilancia la politica disperatamente sbagliata degli israeliani per controbilanciare l’olocausto. “ Se lo sceicco Yassin fosse dipartito pacificamente, dal Cairo a Ramallah fino ad Amman nessuno avrebbe pianto la sua scomparsa“, scrive Michael Stürmer su Die Welt (23/03). “ Ma la sua morte costringe anche i palestinesi moderati ad una solidarietà sbagliata, fa di Gaza un nido di vipere e costerà ad Israele ancora sangue“. “Nuovo piano antiterroristico”. È l’annuncio su El Periódico (24/3) secondo il quale “le misure del governo e del Psoe implicano più controllo su persone e merci, protezioni di obiettivi e migliore informazione sulle rete islamiche”. “Bisogna intensificare il controllo su fabbriche, depositi e trasporti di esplosivi e allentare la cooperazione tra il Corpo Nazionale di Polizia, la Guardia Civile, la polizia catalana (Mossos d’Esquadra) e la polizia basca (Ertzaintza), così come con la polizia locale”. Le misure influiscono controlli su alberghi, attività in aerodromi, controllo di barche di pesca e centri religiosi”. Il quotidiano ABC (24/3) afferma “Al Qaida è qua” in un articolo di Valentí Puig dove si denuncia che “ mentre l’Eta cerca la distruzione della Spagna, Al Qaeda sembra aver iniziato una offensiva per libanizzare l’Europa”. L’autore sostiene che “ancora prima dell’intervento in Iraq, Bin Laden lanciò minacce alla Spagna che si riferiscono al suo sonno dorato dell’Islam, Al Andalus, periodo che si chiuse con la riconquista di Granada”. Puig rinforza l’idea che “l’infrastrutttura di Al Qaeda in Spagna non è una realtà minore” e richiama alla mente che “ il totalitarismo fondamentalista non ha frontiere”. “Powell non vuole che Zapatero ritiri le truppe”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1283 N.ro relativo : 23 Data pubblicazione : 26/03/2004